No, stavolta non è esports. Assolutamente no. Le armi erano vere e due persone sono morte, per davvero. Ad Halle, in Germania, un uomo di 27 anni ha pianificato un attentato ad una sinagoga mettendo in atto la sua follia con una telecamera fissata sul casco che indossava. Le immagini sono finite, in diretta streaming, sul suo canale Twitch, la piattaforma Amazon più amata dai gamers. Che ora torna al centro delle polemiche e ripropone importanti interrogativi alle multinazionali dei social e alla politica.

Il video è stato ovviamente subito rimosso, e i responsabili della compagnia si sono detti scioccati per l’accaduto. “Twitch ha una politica di tolleranza zero contro ogni violenza – ha dichiarato Brille Villablanca, portavoce della piattaforma -. Stiamo lavorando per rimuovere quanto prima tutti gli account che pubblicano o ripubblicano questo video”.

Ciò non evita, tuttavia, che Twitch torni al centro di qualche polemica, dopo essersi dimostrata impreparata e meno attenta di altre (Facebook, per esempio) nel bloccare episodi di questo tipo. Il killer, infatti, pare abbia avuto tutto il tempo di prepararsi e pronunciare davanti al video le sue strampalate teorie su sesso (“femminismo causa della bassa natalità”) e religione (“la radice di tutti questi problemi è l’ebreo”). Le polemiche su Twitch si riaccendono dopo che, di recente, il “vecchio canale di Richard Tyler “Ninja” Blevins (nel frattempo passato al concorrente Mixer) era stato usato per trasmettere dei filmati porno, poi rimossi.

Ora la violenza più cruda, con un folle che ha sfruttato la potenza di una piattaforma usata ogni giorno da almeno 15 milioni di persone. Ma è davvero colpevole Twitch? E’ possibile mettere in atto azioni di controllo capillari rispettando comunque il diritto di espressione di ogni utente? Con il sempre più facile accesso alla rete ogni utente diventa un potenziale produttore di contenuti, anzi, togliamo il potenziale, perché qualunque cosa facciamo, online, che sia anche l’approvare il contenuto di qualche altro, viene poi rimessa sul piatto, a disposizione degli altri.

Nei prossimi anni il 5G promette di facilitare ulteriormente l’accesso alla rete e ciò comporterà con molta probabilità un aumento ulteriore degli utenti connessi. Ognuno di loro, volontariamente o no, produttore di contenuto. Perché ogni utente che si connette, soprattutto con l’accesso ai social, diventa una sorta di “media”, pubblicando i contenuti che vuole pubblicare e mettendoli a disposizione di chiunque.

Controllare tutto questo, limitare l’utilizzo scorretto di questi nuovi mezzi di condivisione delle idee (che è un qualcosa di più di un “mezzo di comunicazione”), sarà sicuramente una delle più importanti sfide da vincere in futuro. Soprattutto a livello politico, perché sia limitato il più possibile l’utilizzo a chi ha scopi poco puliti, e sia contemporaneamente garantito il libero utilizzo a chi vuol semplicemente divertirsi, magari dicendo pure qualcosa di utile. Una sfida difficile da affrontare, ma che non va sottovalutata. Perché la questione è tutt’altro che divertente.