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Il format internazionale di Campus Party ha fatto tappa per il terzo anno consecutivo anche in Italia. Nella location della Milano Fiera di Rho giovani diplomati e laureati, ma anche curiosi e figure professionali alla ricerca di occupazione, si sono dati appuntamento per una quattro giorni di full immersion dedicata al mondo del digitale e dell’innovazione.

Sono stati quattro giorni intensi, dedicati al confronto, al mettere in gioco le proprie idee, e al trovare, perché no, dei partner che, con le loro competenze, possano aiutare a sviluppare e mettere in pratica i propri progetti. Un coinvolgimento totale per i campuseros, questo il nome evocativo dato a tutti coloro che hanno partecipato: totale perché in quei quattro giorni Campus Party assorbe in modo pieno la vita dei partecipanti, vivendo sostanzialmente lì per tutta la durata della manifestazione nelle tende messe a disposizione dagli organizzatori nel padiglione stesso.

Non solo confronto ma anche la possibilità di incontrare recruiter di varie aziende e assistere a conferenze, incontri e panel dedicati agli argomenti più scottanti e attesi. Tra gli speaker di spicco nomi come Roberto Burioni, che della crociata contro i no-vax ha fatto una ragione di vita e, soprattutto, di scienza, quella vera; ma anche Gino Strada, fondatore di Emergency, fino ad arrivare a Berners-Lee, inventore del World Wide Web. Ma anche personalità più recenti e più vicine al mondo dei giovani: un esempio su tutti Adrian Fartade, comunicatore scientifico della Link4Universe e famoso youtuber. I suoi contenuti sul “tubo” più seguito al mondo permettono a molti di tenersi facilmente informati sulla scienza e il cosmo con semplicità e chiarezza.

Come anticipato l’edizione 2019 ha anche posto in risalto altre tematiche, tra cui l’esport e il gaming. D’altronde non poteva certo mancare tale argomento per chi dallo scorso dicembre 2018 è anche sponsor di un team esport: gli Sparks. Nati dagli ex-5Hydra, gli Sparks sono presto arrivati alla ribalta della scena competitiva in particolare su League of Legends, vincendo due volte il PG Nationals Vigorsol, l’ultima la scorsa domenica 28 luglio a Roma al Teatro Olimpico. Presenti anche all’edizione 2018, i fondatori Jan Nava e Francesco Albanese hanno stretto ancora di più la partnership con Campus Party diventando un’unica entità.

Quest’anno si sono presentati sul palco principale con un’iniziativa che ha suscitato enorme interesse nella comunità esport italiana: un torneo di Fortnite, con title sponsor Gillette, che ha funzionato da selezione ufficiale per il team competitivo degli Sparks. Una scelta chiara e netta, ovvero quella di seguire la moda del momento. Ma anche un’opportunità concreta: perché appena la scorsa domenica si è svolta la Fortnite World Cup in cui il giovane sedicenne Kyle “Bugha” Giersdorf ha conquistato il primo posto portandosi a casa 3 milioni $. Non è stato da meno il torneo organizzato dai Campus Party Sparks: circa 800 i partecipanti totali dalle prime fasi online.

Complice anche la crescita mediatica e di interesse che l’esport ormai suscita in Italia, al gaming competitivo è stato riservato ampio spazio con un BarCamp dedicato nella zona centrale del padiglione. Presenti nomi importanti della scena italiana dai caster Lapo “Terenas” Raspanti e Roberto “ KenRhen” Prampolini allo psicologo dello sport, e degli esport, Mauro Lucchetta; dal business storytelling di Adriano “Il Merlo” Milone all’intervento di Lorenzo Beliusse, mirato a raccontare la nascita e lo sviluppo della rassegna Esports-Italy.

Interessante e degno di nota in particolare l’intervento di Simone “Akira” Trimarchi, ex giocatore competitivo e attuale Head of Content per ProGaming Italia, licenziataria del marchio ufficiale di ESL nel nostro paese. Il suo “L’esport è una bolla?” ha saputo mettere in risalto sia le critiche lanciate al mondo dell’esport dall’articolo di Kotaku, che ha destato a fine maggio grande scalpore, che gli aspetti positivi, dipingendo un ambiente in cui i numeri digitali sicuramente non sono affidabili, almeno in parte, ma al tempo stesso è impossibile affermare che il settore stia seguendo una rotta catastrofica così come ipotizzato da alcuni.

E tra i presenti figurava anche il sottoscritto. Ho partecipato con un intervento dal titolo “Quando un videogioco diventa esport” in cui ho esplorato, sotto l’attenta visione del pubblico, il passaggio da semplice videogame a titolo competitivo fino a superare il “semplice” concetto di gaming e diventare una strategia di marketing. Arrivando fino al fenomeno KDA, spiegando quanto il mondo dell’intrattenimento sia iperconnesso: se negli ultimi nove mesi il KPop si è preso spazi sempre più ampi, il merito, o la colpa a seconda dei gusti musicali, è, anche, di League of Legends.

Infine la chiusura del pomeriggio, prima dell’intervento finale in serata, affidato alla tavola rotonda in tema “esports”, moderata da Grazia Mammino alla quale, assieme a me, sono intervenuti i già citati Simone Trimarchi, Adriano Milone e Filippo “Pedriny” Pedrini.

Campus Party è un’occasione più unica che rara per i giovani italiani di mettersi in gioco, confrontarsi e trovare idee, passione e progetti da portare avanti. Con il contributo speciale di oltre 250 speaker intervenuti che contribuiscono alla formazione dei campuseros con il loro know-how e le loro competenze trasversali.

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