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Le voci trapelate nelle scorse ore sono chiare: la Lega di Serie A è ormai pronta a sbarcare negli esports. Già dalla prossima stagione anche l’Italia avrà il suo campionato di calcio virtuale ufficiale. Come la Virtual La Liga Esports in Spagna, la ePremier League in Inghilterra, la Virtual Bundesliga in Germania, la e-Ligue 1 in Francia anche l’ultima delle grandi leghe calcistiche europee cede alle lusinghe del virtuale, e di tutto ciò che questo mondo si porta dietro in termini di audience e potenzialità.

Ma cosa e come sarà la eSerie A italiana? Partiamo subito dicendo che i dettagli sono ancora tutti da scoprire. Noi di Esportsmag siamo già al lavoro da giorni per avere notizie e verificarle come si deve prima di pubblicarle. Non ci sono certezze sul nome (a parte lo scontato eSerie A, che potrebbe però non essere confermato), e non ci sono certezze sulla formula, a parte che probabilmente ci sarà una competizione basata su Fifa 20 e una sul “nuovo” eFootball PES 2020.

È trapelata l’informazione che a organizzare il tutto ci sarà una grossa multinazionale non nuova nel panorama sportivo e esportivo (probabilmente Infront?) ma non si sa nulla di più sul come e quando. Probabilmente a livello organizzativo sarà difficile che si punti sul Pro Club (peccato) mentre è più probabile una organizzazione sulla falsariga dei campionati virtuali che già si organizzano in Germania, Spagna e Inghilterra, “copiando” dunque le formule di maggior successo.

Intanto, ecco come ne ha parlato Nicolo “Insa” Mirra, uno dei primi a diffondere il leak tramite Twitter:

Alcune squadre già si sono mosse nelle scorse settimane. A parte quelle già presenti negli eSports (Roma, Sampdoria, Parma, Bologna) anche Inter e Juventus si sono interessate di recente al mondo videoludico, ma pure Cagliari, Torino, Napoli e Milan stanno raccogliendo informazioni, mentre per le altre sarà solo questione di tempo. Ognuna avrà probabilmente un “suo” pro player a rappresentarla. Il tutto per puntare a vincere il primo trofeo calcistico nazionale virtuale in una finale che, per rispettare le aspettative dovrà essere un grande evento live in qualche stadio attrezzato (e questi, al momento, sono ben pochi), a meno che non si opti per una location alternativa.

Ma al di là dei dettagli, che come detto, il nostro giornale si impegna a svelare quanto prima, ci sono degli elementi su cui già si può ragionare. Un campionato ufficiale significa innanzitutto un’organizzazione seria e stabile; un’organizzazione alla quale parteciperanno le compagini che attualmente sono al top dello sport nazionale; il fatto che si muovano loro porta sicuramente a far muovere anche sponsor di primo livello; e sponsor ovviamente significa soldi, e nuove capacità di investimento. Insomma, già questo potrebbe costituire la svolta per l’eSports in Italia.

Questo a livello ipotetico, ovviamente. Perché poi tra il dire e il fare c’è di mezzo un mare di titubanze. Anche in Spagna, dove tutto pare funzionare bene (tanto che forse da quest’anno ci sarà una fusione con la Lega portoghese per organizzare un’unica competizione virtuale), le squadre sono in realtà coinvolte quasi esclusivamente per i colori sociali (da mettere sulle spalle di un ), in una competizione gestita direttamente da La Liga. Diverso ancora il modello inglese, anche in tal caso “staccato” dai team ufficiali (tanto che la prossima stagione si sta rinegoziando ora), mentre più quadrato sarebbe il modello tedesco, dove dopo tre anni di esperienza ormai ogni team ha un suo rappresentante nel mondo eSports. Se proprio dovessimo guardare in casa d’altri si spera che il modello possa essere a metà strada tra quello spagnolo, coinvolgente e divertente, e quello tedesco, più stabile e rodato.

Ma andiamo avanti, andiamo oltre. L’importanza di una eSerieA noi la vediamo soprattutto altrove. Potrebbe infatti comportare l’avvio di una regolamentazione degli eSports. Sarebbe la svolta definitiva per portare la politica (che per questioni genetiche tutte italiane di solito inizia a gestire sempre “dopo”) ad interessarsi dei vari aspetti del gioco competitivo. Sarebbe stato necessario già da tempo, ma la discesa in campo di superpotenze come Juventus, Inter, Napoli, per citare solo le prime tre, pone ora la questione su un altro piano. Un piano sul quale la discussione non potrà ammettere risposte come quella sentita in Parlamento qualche settimana fa, che ancora una volta, nel massimo delle sue potenzialità, ha definito gli eSports un giochetto per “ragazzi che stanno lì a smanettare davanti al computer”.

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