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Si può insegnare team building, business management, problem solving e comunicazione attraverso gli esports? La risposta è sì, ed è l’idea innovativa che sta alla base del Progetto Divinity. Si tratta di un percorso scolastico nato in seno all’istituto Politecnico di Grumello del Monte, provincia di Bergamo, una scuola superiore che offre percorsi di grafica, elettronica, informatica, area food, e ora anche di esport, sotto l’egida del team Campus Party Sparks. Gli esports sono un percorso didattico ufficiale della scuola, con tanto di valutazione e voto a fine anno.

Per scoprire meglio il percorso, che porta al suo interno contenuti tutt’altro che ludici, abbiamo fatto una chiacchierata con Jan Nava (nella foto sotto), una delle menti dei Campus Party Sparks e il responsabile di questo progetto formativo e didattico. “Fondamentalmente Sparks è il promotore formativo educativo di questa iniziativa – spiega Jan Nava –, ma il percorso è un qualcosa di indipendente dal team esport che hanno creato i ragazzi delle classi al quale è rivolto il progetto. L’idea alla base è quella di formare gli studenti passando loro esperienze e competenze che saranno utili anche nel mondo del lavoro”.

Si parla di gestione del tempo e del gruppo, di comunicazione e gestione di un’attività imprenditoriale. “Ci siamo resi conto che ciò che spesso manca ai ragazzi non è tanto il sapere, quanto il saper essere. A loro serve capire come comportarsi al meglio in una determinata situazione, serve capire come muoversi per non vedersi triturati dal mondo del lavoro. Le competenze che può darti un’attività seria in un team esports, può essere facilmente spendibile anche in qualunque altro settore”.

Da qui dunque il progetto Divinity, nato guardando i college americani. “Ogni college ha la sua squadra di football – spiega Nava –, cambiano gli studenti, girano i giocatori, rimane la squadra. Perché non pensare a qualcosa di simile con team di Rocket League o League of Legends? Si pensava fosse impossibile importare un concetto simile in Italia, invece Divinity sta dimostrando il contrario. Segno che se hai programmi validi i dirigenti scolastici li possono sposare in pieno, concretizzandoli”.

E i genitori? “Noi abbiamo iniziato tre anni fa: abbiamo incontrato i genitori, spiegato cosa significa esport, li abbiamo messi davanti a un pc e gli abbiamo fatti giocare con i propri figli. Abbiamo creato un ponte tra il figlio/giocatore e il genitore, partendo anche dall’accettazione dell’idea che quello che piace a noi adulti non necessariamente può piacere a un ragazzo di oggi”. Finora con questo progetto scolastico sono stati coinvolti più di 1500 studenti, ai quali sono state informazioni di vario tipo sul mondo degli esport. Studenti che poi partecipano interessatissimi anche a talk dalle dimensioni gigantesche, come quelle del Campus Party che si è tenuto a luglio, dove abbiamo incontrato un migliaio di appassionati, ma anche genitori e dirigenti scolastici.

Nelle scuole siamo riusciti a far entrare l’esport come materia di studio, svolgendo circa 1600 ore di lezione negli ultimi 4 anni, numerose altre scuole si stanno avvicinando a questo percorso: scuole primarie, secondarie e scuole superiori. “La parte di lezione frontale, in aula, porta allo sviluppo del business plan, sponsorship deck, piani editoriali, i ragazzi che hanno fatto la parte frontale si sono trovati poi a costruire il loro team esports, a sviluppare competenze di team building, problem solving e comunicazione; hanno costruito un sito, creato un laboratorio lavorando su 3 indirizzi: informatica, elettronica e grafica. A settembre il progetto proseguirà, tra le novità abbiamo anche una collaborazione con un gruppo di psicologhe della zona di Bergamo.

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