Six Invitational
Fonte foto: Kirill_Vision e Ubisoft.

Filosofie e ambizioni a confronto nell’ultimo atto del Six Invitational di Rainbow Six. Da una parte gli Stati Uniti d’America con i TSM, dall’altra i russi del Team Empire. Questa volta, però, meglio mettere da parte i libri di storia e le ruggini tra due potenze mondiali. La guerra fredda si combatte sul titolo di casa Ubisoft, ma solo in maniera virtuale. In palio, oltre ad un ricco montepremi di un milione di dollari per il team vincente, la possibilità di entrare nel Gotha di Siege dalla porta principale.

Team Empire perfetti, ma non basta

Il cammino verso la finale degli Empire era stato lineare, quasi come un quadro di Mondrian. Il primo posto nel Group Stage e gli acuti nella fase eliminatoria, dove i successi in rapida successione nei confronti dei team a stelle e strisce (Spacestation, Soniqs e gli stessi TSM, ndr) avevano consolidato la posizione del quintetto russo. I TSM, invece, sono riemersi dalle sabbie mobili del Loser Bracket dopo aver battuto i FaZe per 2-0 (7-3 Chalet, 7-1 Villa). Lo scontro è stato equilibrato sin dalle prime battute. Si è giocato sempre sul filo del rasoio, ma la capacità di gestire al meglio le situazioni più delicate è dote degli americani

Six Invitational, un’ossessione per i russi

Clubhouse (8-6) e Kafe Dostoyevsky (7-3) finiscono in mano ai TSM, mentre la reazione del Team Empire arriva su Oregon: 8-6. Su Villa l’equilibrio regna sovrano, anche se alla fine i russi devono necessariamente liberare la strada per Beaulo e compagni grazie al 9-7 finale. Proprio come nel 2019, in quell’occasione furono i G2 a trionfare, il mondiale di Siege resta una splendida ossessione. Il martello sembra proprio kryptonite per gli Empire.

TSM, dalle qualificazioni al martello

I TSM, dunque, concludono come meglio non potrebbero una corsa partita dalle qualificazioni e culminata con la vittoria finale. Ad aggiudicarsi il titolo di MVP, intanto, Matthew “Achieved” Solomon, che aveva promesso una rasatura a zero in caso di vittoria e ora non può tirarsi indietro. Del resto, le promesse sono promesse.

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