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E’ nato da poco più di 6 mesi, ma già si pone l’obiettivo di ispirare tutte le persone con disabilità e con problemi di salute mentale. Si tratta dell’eTeam BRIT, un team di simracing composto interamente da piloti con disabilità, che per il 2020 si è posto l’obiettivo di essere il primo team di corse di piloti disabili a competere alla 24 Ore di Le Mans e gareggiare nel campionato BritCar nella categoria GT4.

L’eTeam BRIT intende applicare al simracing le conoscenze e l’esperienza accumulate dal Team BRIT, il principale team di gara, negli ultimi anni. Il progetto con i giovani disabili, infatti, è nato per divertimento, ma anche per dimostrare i grandi traguardi che possono essere raggiunti attraverso il motorsport, una delle poche discipline nelle quali i disabili possono competere su un piano di parità con le persone normodotate.

“Abbiamo condotto uno studio clinico presso l’Università di Nottingham sull’impatto a lungo termine degli sport motoristici competitivi sulla salute mentale – spiegano i responsabili dell’eTeam BRIT -. Sono emersi aspetti molto interessanti, con un miglioramento delle abilità di lavoro di squadra, ma anche di comunicazione, senso di comunità e raggiungimento di un obiettivo lavorativo”.

Tuttavia i buoni propositivi si scontrano spesso con problemi pratici. Uno dei principali di questo settore è che, allo stato attuale ci sono pochissimi produttori di attrezzature per il simracing adattabili anche ad atleti disabili. Uno di questi è Glenn Sidman, con SimAbility, che pur facendo un ottimo lavoro non riesce a soddisfare tutta la domanda. Questo significa che molti piloti di simracing che hanno bisogno di utilizzare i controlli manuali devono spendere molto tempo nella ricerca, oltre a molto denaro, per reperire sistemi su misura.

E poi c’è il problema dei sedili, che spesso necessitano di inserti speciali per poter essere utilizzati al meglio da atleti disabili. Un aspetto che spesso rende loro impossibile visitare Sim Center, eventi LAN e persino guidare la pista. Il pilota dell’eTeam BRIT Ben Warren, ad esempio, è nato con una rara condizione chiamata Agenesis lombosacrale, completamente a suo agio con la sua postazione domestica e anche nel guidare la sua auto su strada, per scendere in pista ha dovuto attendere un inserto del sedile che è stato realizzato recentemente su misura. Ora, a gennaio, potrà recarsi sul circuito di Silverstone, e partecipare alla gara preparata dal Team BRIT BMW 116i. Una dimostrazione che con il giusto supporto e la tecnologia attuale, chiunque può prendere parte a qualsiasi forma di sport motoristico.

“In futuro miriamo a rendere disponibili per l’acquisto i nostri comandi manuali e gli inserti dei sedili con la possibilità di adattarli ad ogni singola esigenza degli acquirenti – spiegano dal Team BRIT -. Abbiamo sperimentato anche comandi a ruota, o palette, o interruttori, che possono essere regolati anche se privi delle dita della mano. La tecnologia può  adattarsi a qualsiasi esigenza del conducente. Importante, per noi, è essere il più visibili possibile, là fuori in competizione, giocando alla pari con gli altri. Corriamo principalmente sulla piattaforma iRacing che ci offre una discreta visibilità, e un eccellente framework online. Quando la GTR24h è passata a iRacing per noi si sono presentate molte opportunità”.

E ora i nuovi obiettivi per il 2020, essere il primo team con un roster formato interamente da atleti con disabilità, che partecipa ad una delle competizioni più famose della storia degli sport a motore, la 24 Ore di Le Mans. E poi l’eTeam BRIT non vuole fermarsi, già punta anche al BritCar Championship, categoria GT4. Una determinazione che vince qualsiasi disabilità, e che sicuramente farà parlare ancora molto di questi ragazzi.

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