Altro che effetti negativi: il gaming favorirebbe anche l’inserimento nel mondo del lavoro, nonostante alcuni politici italiani credano diversamente.

Sono state settimane davvero intense per la community esports e gaming italiana. Prima il libro Coca Web, un volume a firma del senatore di Forza Italia Andrea Cangini, la cui tesi è abbastanza chiara sin dalle due parole che compongono il titolo. Poi il langate, con l’apposizione dei sigilli amministrativi a tre sale lan, ovvero i luoghi di aggregazione per i gamer. Infine sono arrivate anche le parole del ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, in quota Lega, a margine di un incontro in occasione degli Internazionali d’Italia di tennis: “La vera sfida del futuro è che lo sport deve rivaleggiare con gli e-sports. L’idea che ci siano addirittura delle Olimpiadi, che i ragazzi preferiscano stare lì a rovinarsi il cervello invece di fare lo sport tradizionale a me fa paura.”

Paura del domani?

Solitamente l’uomo è spaventato da ciò che non conosce: come gli indiani con la prima locomotiva a vapore. È questo l’unico vero appiglio che milioni di appassionati nel nostro Paese possono provare ad utilizzare per non cadere in un calderone che li vorrebbe drogati nella peggiore delle ipotesi. Se non fosse davvero preoccupante per l’Italia nel 2022 farsi sfuggire l’ennesimo treno e trend tecnologico, sarebbe anche interessante smantellare queste errate convinzioni con dati e ricerche scientifiche. Proprio a tal proposito un recente studio pubblicato dall’autorevole rivista Nature ha rivelato come i videogiochi stimolino l’intelligenza nei bambini e favoriscano l’inserimento nel mondo del lavoro quando saranno adulti: il gaming rappresenterebbe quindi in realtà un valido alleato per i genitori e non una minaccia, soprattutto se usato con consapevolezza.

Sviluppare le soft skills

Con buona pace dei critici, quindi, l’esport può rivelarsi un passatempo sano, foriero di molti insegnamenti e palestra per abilità cognitive come il “decision making” o il “latheral thinking”. Confrontare gaming competitivo e sport, tuttavia, rimane fuorviante e controproducente. Rimane tuttavia evidente che l’attività fisica competitiva produca benefici imparagonabili a quella sedentaria: nessuno infatti ha mai messo a confronto un calciatore e uno scacchista. Entrambe le attività possono, e devono, coesistere nell’educazione dei giovani e dei giovanissimi senza per forza demonizzare una scacchiera in favore di un pallone. O viceversa.

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