OGN chiude per sempre. A riportarne per primo la notizia fu il 25 novembre 2020 Kim “Kenzi” Yong-Woo, reporter di Fomos, suscitando da subito sentimenti univoci di tristezza: la chiusura di Ogn, divenuta ieri definitiva con la chiusura totale degli uffici, rappresenta un mondo che non c’è più, forse ultimo testimone dei primi anni dell’esports moderno. Perché Ogn è stato il primo canale televisivo dedicato interamente all’esports, un gigante dei primi anni 2.000 che ebbe un ruolo chiave nel trasformare l’esports in un fenomeno di massa in Corea del Sud, come ha sottlineato anche Simone “Akira” Trimarchi su Twitter: “On Game Net è stata una delle tre reti televisive che nella prima decade del movimento illuminò le televisioni coreane di partite di Starcraft teletrasportando quel paese nel futuro. Oggi, chiude. C’è dolore.”

Ogn è stato il primo broadcaster a portare gli esports in televisione, in particolare con i tornei di Starcraft nell’era di Broodwar, titolo che possiamo tranquillamente definire il primo vero esports al mondo senza cadere in errore. Grandi arene colme di pubblico, sponsor che facevano la fila per avere uno spazio sulle maglie dei team o per accaparrarsi uno dei giocatori migliori come testimonial pubblicitario. Tutto condito da una splendida produzione che portava in TV competizioni come la OngameNet Starleague, a lungo uno dei tornei più prestigiosi in cui hanno partecipato leggende di Starcraft come Flash o Jaedong.

La transizione da Broodwar a Starcraft II non ha causato alcuno scossone a OGN, capace di evolversi e adattarsi e continuare a offrire il miglior spettacolo competitivo. Ampliando anche la propria offerta come ha fatto con League of Legends e Overwatch. Con la prima ha creato il prototipo di quella che poi sarebbe diventata la moderna Lck, la massima lega coreana; su Overwatch invece aveva creato il circuito Apex, considerato fin da subito il più competitivo al mondo. È da lì che sono nati alcuni dei migliori giocatori della storia di questi due titoli, in particolare su League of Legends: leggende come Faker hanno mosso i primi passi proprio su Ogn. 

Le prime difficoltà per Ogn sono arrivate quando i publisher hanno iniziato a gestire da sé le competizioni dei propri titoli, dei propri prodotti. Riot Games nel 2019 decise di produrre autonomamente l’Lck, mentre Blizzard ha fatto lo stesso, anche se indirettamente, annunciando la Overwatch League nel 2017. 

Per compensare tali problematiche ancora una volta Ogn ha tentato di evolversi e di adattarsi ai tempi che cambiano. Puntare su Pubg come prossimo grande titolo esports tuttavia non ha pagato: il titolo Bluhole non è mai riuscito a diventare un titolo di punta nello scacchiere mondiale. Anzi, lo stesso publisher ormai ha quasi totalmente abbandonato lo sviluppo della scena competitiva preferendo spingere su quella mobile, che per la seconda stagione ha presentato un montepremi di 14 milioni $, il più alto mai registrato per un titolo mobile. 

A spegnere definitivamente le telecamere di Ogn, tuttavia, sembra essere stato il Covid-19. Secondo quanto riportato da Kim a novembre, infatti, l’emergenza sanitaria, soprattutto in un paese come la Corea profondamente colpito nella prima fase del contagio, ha fatto precipitare i ricavi pubblicitari, da sempre la principale risorsa di sostentamento di un canale televisivo. 

Il mondo si evolve, vero, ma non significa che non possiamo oggi dispiacerci per ciò che è andato, consapevoli di quanto sia stato importante per l’intero settore esports.

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