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Negli eSports c’è un disperato bisogno di trovare regole comuni a cui le varie associazioni e società possano rapportarsi”. È il pensiero di Luca Pagano, ceo e founder di QLASH, in prima linea da anni per lo sviluppo del gioco competitivo anche in Italia. Intervenuto ieri a Napoli alla presentazione del libro “Esports. Un universo dietro al videogioco”, Pagano ha spiegato senza mezze parole ciò che servirebbe ora: chiarezza.

“Gli eSports sono il risultato di una evoluzione culturale e generazionale – ha detto nel corso del suo intervento -. Oggi i ragazzi nascono con la tecnologia ‘in mano’ e sono l’audience degli eSports. Gli eSports sono ancora percepiti come un fenomeno o una moda. Nulla di tutto ciò. Sono già parte integrante di una generazione e di una società. Speriamo che l’Italia possa essere un precursore di questo settore”.

Certo, non va trascurato il lato patologico, sul quale, secondo il ceo di QLASH “va posta la giusta attenzione, senza puntare il dito sul videogioco o sull’industry. Occorre affrontare invece in maniera più serena e trasparente il problema del gioco patologico”. Una delle soluzioni tuttavia è già intrinseca al sistema, ed in quegli eSports Bar che cita anche Luca Pagano, vedendoli come luoghi poliedrici che “possono essere, oltre che spazi di condivisione e di socializzazione, anche un luogo di business da cui non si può prescindere”.

“Questo libro sugli eSports – ha spiegato Pagano – è importantissimo per l’industria. Il periodo che stiamo vivendo racchiude un grande potenziale per il settore, e per questo è importante che ci sia una regolamentazione chiara e precisa. Occorrono una struttura e un impianto legale, fiscale, assicurativo molto precisi. Questo è un invito che mi sento di rilanciare alle istituzioni“.

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