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Tra cancel culture e vere accuse proviamo a fare chiarezza su quanto successo a Carlos Rodriguez su Twitter nelle scorse ore.

Carlos “Ocelote” Rodriguez è il fondatore, owner e Ceo di una delle organizzazioni più blasonate, vincenti e seguite al mondo nel settore del gaming: i G2 Esports. Presenti sui principali titoli esports, da League of Legends, dove hanno vinto per nove volte il titolo europeo, a Rainbow Six Siege, da Counter-Strike: Go a Valorant, i G2 sono nati dalla mente stessa di Rodriguez nel momento in cui, da storico giocatore di League of Legends con gli Sk Gaming, decise di creare un proprio team esports, i Gamers2 poi diventato, con il tempo, semplicemente G2, a cui è stata poi aggiunta la dicitura esports.

Una testa calda

Sia nel corso della sua carriera da giocatore che in quella, ormai più lunga, da imprenditore a tutto tondo Rodriguez non è mai stato una figura che seguisse gli schemi, anzi. Durante gli anni da player di League, dopo aver lasciato World of Warcraft in cui aveva anche ottenuto importanti risultati, Ocelote è stato spesso punito per i suoi comportamente tossici: all’epoca Jeffrey Lin, lead social systems designer di Riot Games, affermò che “i comportamenti di Ocelote sono tra i peggiori mai esaminati su League of Legends”. Proprio per cambiare direzione, decise di collaborare con Riot Games per intraprendere un percorso di redenzione e responsabilizzazione dei suoi comportamenti in-game in quanto giocatore ed esempio per molti ragazzi e ragazze che ambivano ad arrivare al massimo livello.

Fuck Sentinels

Da imprenditore non sono certo mancate alcune uscite poco eleganti, molto spesso maliziose e fuori dall’ordinario. A settembre 2021, in occasione del Masters di Berlino di Valorant a cui parteciparono i G2 Esports, decide di affittare un aereo che mostrasse in cielo la scritta “Fuck Sentinels”, organizzazione nordamericana rivale proprio dei G2. Nel 2020 si oppose al trasferimento di un suo giocatore, Luka “Perkz” Perkovic, ai Fnatic, facendo persino inserire una clausola nel contratto con i Cloud9 che non avrebbe permesso l’eventuale successivo passaggio del giocatore agli acerrimi rivali per i prossimi tre anni. Una figura senza peli sulla lingua, utilizzatore di un linguaggio diretto, spesso sopra le righe, una strategia di comunicazione studiata e mirata ad attirare su di sé e sui G2 Esports l’attenzione del settore, del pubblico e dei curiosi. Da molto definito come la classica figura che non ha vie di mezzo: “o lo si ama, o lo si odia”.

Nessuno mi può giudicare

Oggi un altro caso mediatico ha colpito Carlos Rodriguez, in modo però decisamente più incisivo e con un’attenzione arrivata anche da fuori il mondo esports. Il 16 settembre, venerdì scorso, secondo quanto da lui stesso raccontato attraverso i social Carlos ha partecipato a una festa per la celebrazione della qualificazione del proprio team al mondiale di League of Legends, arrivata nonostante la sconfitta nella finale del campionato europeo Lec e il mancato arrivo della decima coppa continentale. A tale festa, tuttavia, era presente anche Andrew Tate, chiacchierato e controverso influencer, al quale Rodriguez sembra essere legato da un’amicizia. Accusato di frequentare un personaggio così scomodo, Carlos ha risposto con un tweet affermando: “Nessuno può dirmi con chi fare amicizia o meno […] Sono libero di festeggiare con chi c***o mi pare.

Carlos, il Re Sole dei G2

Un messaggio che non dovrebbe certo sorprendere, conoscendo il personaggio, ma che in questo caso assume una prospettiva totalmente diversa che ha suscitato le enormi proteste dei tifosi e non dei G2 Esports, oltre a numerosi esponenti del settore che hanno chiesto a gran voce di prendere dei provvedimenti nei confronti del ceo dell’organizzazione. In questo caso, infatti, il comportamento di Carlos non è semplicemente un’opinione personale ma diventa lesiva della reputazione dell’intera azienda che rappresenta e di tutti coloro che vi lavorano: perché quando si decide come strategia di comunicazione di creare un’organizzazione che sovrapponga la figura del proprio fondatore a quella dell’azienda, utilizzandolo come volto, uomo immagine e brand stesso, è inevitabile che le conseguenze dei comportamenti del singolo siano le stesse anche per l’intera realtà che rappresenta. 

Dai propri errori (non) si impara

Un errore di valutazione riconosciuto successivamente anche dallo stesso Ocelote in un tweet del 18 settembre: “Molti tifosi dei G2 sono rimasti delusi questo weekend dal mio comportamento. È sempre stato il mio obiettivo lottare per l’uguaglianza e le pari opportunità a prescindere da chi siamo o da dove veniamo, uno dei fondamenti del gaming. Non commettere errori, la mia vita è stata piena di insegnamenti e ho avuto la mia giusta dose di situazioni che ho vissuto in passato. Ho fallito nel comprendere la situazione di questa volta, mi sento malissimo a riguardo della discussione che si è creata: accetterò ogni conseguenza che ne deriverà.

La punizione

Conseguenze che non si sono effettivamente fatte attendere. Perché benché Rodriguez sia il volto, il fondatore, uno dei proprietari del team, non è immune alle regole dell’azienda, né si tratta di un controllo assolutistico. I G2 Esports hanno infatti deciso, dopo una consultazione interna, di sospendere Carlos dal ruolo di ceo per otto settimane con effetto immediato, periodo durante il quale non riceverà alcun emolumento dovuto alla sua carica. “La scorsa notte vi abbiamo deluso. Le azioni del nostro ceo parlano un linguaggio in netto contrasto con i nostri valori e la cultura che nei G2 promuoviamo e per cui lottiamo. E per questo vi chiediamo scusa”, si legge nel comunicato pubblicato il 18 settembre. “Fin dalla nostra nascita, abbiamo lavorato per costruire un ambiente sicuro e inclusivo in cui fare esports. Questi sono solo alcuni passi che dobbiamo prendere come azienda verso la corretta direzione. Continueremo a fare il nostro meglio ogni giorno per migliorare noi e l’intero settore. Per questo motivo dopo alcune discussioni interne, Carlos e il Supervisory Board hanno deciso di comune accordo che il nostro ceo non occuperà la sua carica per le prossime otto settimane con la sospensione del suo stipendio.”

Chi è Andrew Tate?

Ma perché il video di Ocelote, che ha poi dato il via alla polemica, alle discussioni e ai successivi suoi comportamenti e messaggi sui social, ha suscitato così tanto imbarazzo e delusione nei fan, e non solo, dei G2 Esports? Per capirlo è necessario fare un passo indietro e spiegare, per chi non lo sapesse o non lo conoscesse affatto, chi sia Andrew Tate. Al secolo Emory Andrew Tate III, classe ‘86, è un ex-kickboxer professionista diventato una sorta di celebrità su Internet. Figlio di un Maestro Internazionale di scacchi, Emory Tate, Andrew può vantare una lunga carriera nelle arti marziali e negli sport di lotta ma è durante il Grande Fratello inglese del 2016 che sale agli onori della cronaca, e non per le sue azioni all’interno della casa: nel corso della sua permanenza nel programma vengono messi sul banco degli imputati i suoi commenti omofobici e razzisti presenti su Twitter, mentre qualche tempo dopo salta fuori un video in cui sembra che colpisca una donna con una cintura. Materiale che è costata a Tate l’esclusione dal programma appena sei giorni dopo il suo ingresso. 

Il ban dai social

Tralasciando altre sua attività discutibili, incluso il suo sito personale che promette il miglioramento delle interazioni uomo-donna o il sito Hustler’s University, definito un classico schema di marketing piramidale, Tate è diventato “famoso” sul web per i suoi discutibili tweet in cui spiega il suo punto di vista su quali siano i comportamenti riconducibili a molestie sessuali e quali no, incluso il caso Weinstein sugli abusi, oltre ad additare diverse vittime come in parte responsabili di quanto loro accaduto: Tweet che gli sono costati più volte il ban dalla piattaforma. Vicino agli ambienti della destra americana, Tate si descrive come un “assoluto sessista” e un “misogino” per sua stessa ammissione. Nell’agosto 2022 il suo account è stato sospeso anche da Instagram dove aveva 4,7 milioni di follower, immediatamente seguito da Facebook. Lo stesso ha poi fatto TikTok, comunicando che i suoi video violano la policy dell’azienda su contenuti che riportano “attacchi, minacce, istigazione alla violenza verso individui o gruppi.” 

L’addio di Youtube e le accuse

Per ultimo anche Youtube ha cancellato l’account di Tate riportando svariate violazioni sulla tipologia di contenuti, inclusa la disinformazione sul Covid19. In uno dei video cancellati Tate ammetteva inoltre che il suo trasferimento in Romania era dovuto alla minor probabilità nell’Est Europa, secondo lo stesso, di essere investigato per accuse di stupro. Ad aprile, in seguito a una segnalazione dell’ambasciata statunitense, la polizia rumena ha fatto irruzione nella casa di Tate per accuse di traffico di essere umani e stupri: per dovere di cronaca allo stato attuale, però, nonostante le indagini siano ancora in corso, nessuna persona è stata arrestata secondo quanto comunicato dalla polizia della repubblica balcanica.

Ho molte gamer donne, ma…

Quanto raccontato in precedenza dovrebbe essere sufficiente per far capire quanto sia inevitabilmente pericoloso accompagnarsi, pubblicamente o meno, a personaggi di questa portata per una figura come Ocelote che ha prestato la sua intera immagine al branding dei G2 Esports. In particolare se l’organizzazione, anche attraverso i proclami di Rodriguez, dichiara di voler sostenere il movimento videoludico femminile e l’emancipazione della donna anche a livello competitivo: sia con le G2 Gozen, team di Valorant creato già un anno fa per competere nel torneo Game Changers, sia con le G2 Hel, nuovo team tutto femminile di League of Legends pronto a partecipare alle varie competizioni dedicate.

Il nuovo team di League of Legends tutto femminile delle G2 Hel

I contatti con i sauditi

Professare un certo credo ma comportarsi poi in maniera del tutto differente sembra quasi il classico “predica bene, razzola male”, creando non solo confusione nei tifosi e in chi segue gli esports in generale ma anche ad una progressiva perdita di fiducia nei confronti di un soggetto apparentemente non più affidabile nei suoi messaggi pubblici. Come ad esempio avvenuto in precedenza con alcuni rappresentanti del governo dell’Arabia Saudita.

Il fondo nazionale saudita, tramite la Saudi Savvy Gaming Group, negli ultimi anni sta spingendo sul lato gaming, come avvenuto con l’acquisto e la contestuale fusione di Faceit e Esl Group, o quando alcuni proposero (e ottennero) la sponsorizzazione dell’Lec tramite Neom, una città araba di prossima costruzione il cui ceo era anch’egli presente alla “festa” con Andrew Tate, prima che la rivolta della community e dei caster la facesse fallire con il marcia indietro di Riot Games. All’epoca Carlos affermò: “Né i G2 né me prenderanno mai soldi guadagnati con il genocidio o la pulizia etnica.” Salvo poi, alcune settimane fa, accettare di presenziare come speaker a un evento organizzato e promosso dalla Federazione Esports saudita, attirando le critiche di molti

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