Giorgio Calandrelli ha fatto visita a una scuola media di Milano, raccontando la propria esperienza.

Sorpresa per gli studenti della scuola Monteverdi di via Vittoria Colonna a Milano che hanno avuto l’occasione di incontrare Giorgio “Pow3r” Calandrelli, probabilmente oggi il volto del gaming italiano nonché content creator per una delle organizzazioni esports più blasonate e storiche al mondo, i Fnatic. In occasione del lancio di “Di4ri”, il primo titolo italiano originale Netflix pensato per un pubblico di ragazzi delle scuole medie, l’agenzia creativa We Are Social ha pensato di invitare proprio Pow3r a raccontare la sua esperienza ai tempi delle medie, tra difficoltà e poca fiducia, da parte degli altri, nella sua passione: “Alle medie mi dicevano che con il gaming non sarei andato lontano. Adesso giocare è il mio lavoro”, ha raccontato.

“Sono sempre stato introverso”

Giorgio ha raccontato la sua esperienza, le sfide e le emozioni vissute durante il periodo delle scuole medie. Ma soprattutto, ha chiesto ai ragazzi di condividere le loro, per motivarli ad affrontare qualsiasi momento forte vissuto durante questi anni e a credere sempre in loro stessi e nei propri sogni. Rivelando, inoltre, di non essere sempre stato così come oggi lo vediamo in streaming: “Io sono super introverso, mi sono aperto solamente negli ultimi anni grazie alla mia ragazza, e ho cominciato a farlo di più anche con la mia famiglia e con le persone che mi seguono. Prima mostravo solo la versione più asettica di me, quella senza sentimenti, però poi le cose sono cambiate: da introverso, sono diventato estroverso. E in gran parte è stato grazie allo streaming, essere in contatto con le persone, parlare con loro, comunicare, scherzare, fare battute, mi ha aperto sempre di più. Ora sono un logorroico.”

La prima volta

Giorgio ha anche ricordato la sua prima partita ufficiale con un team, un’esperienza in realtà deludente sotto il profilo della prestazione: “Ho fatto le mie prime competizioni serie con una squadra dove ero il più piccolo. Ero un po’ il fenomeno, tutti avevano sulla bocca questo nuovo giocatore, arrivato dal nulla, giovanissimo. Non si sapeva niente di me, perché mi ero creato un alter ego falso, non volevo che la gente sapesse il mio nickname, mi vergognavo. Nella prima partita di torneo ufficiale con questo team venni messo subito nella prima squadra. Fu disastroso, giocai malissimo, ero troppo sotto pressione. A fine partita, arrivò da me il caposquadra e mi disse ‘Giorgio gioca così un’altra volta e sei fuori.’ Quindi il mio primo debutto è stato forse il mio scivolone più grande e da lì mi sono imposto di controllare le emozioni. Mi sono chiuso in me stesso.”

Credere nei propri sogni

Infine, il messaggio più importante: non smettere mai di inseguire i propri sogni. Sapendo, però, che non sarà un percorso facile ma costellato di sacrifici e difficoltà: “Ognuno ha dei propri sogni nel cassetto, io volevo giocare ai videogiochi. Il mio sogno era vivere nel mondo dei videogiochi e ho iniziato a farlo senza avere niente in mano. Immaginate: lacrime, litigate con mia madre, con la mia famiglia, con i miei amici, che erano pure un po’ spiazzati da questa cosa. Però alla fine ho dimostrato a tutti che potevo riuscirci. Vuoi per fortuna, vuoi per la mia dedizione, per la mia costanza e per i miei sacrifici.” La serie racconta le storie e le emozioni di un gruppo di compagni di classe, la 2° D, e ogni episodio mostra gli avvenimenti attraverso gli occhi di uno degli otto protagonisti, come se fosse un diario personale. Le crush e i primi baci, il coming out, le aspettative dei genitori, la dislessia, l’ansia di crescere, la solitudine e l’accettazione di sé sono solo alcuni dei temi trattati nei 15 episodi, già disponibili su Netflix.

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