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Non passa giorno, purtroppo, senza che ci imbatta, un po’ su tutti i social, in post rabbiosi, al limite del fastidio. Che i social più popolari siano un po’ uno sfogatoio (a differenza di LinkedIn, ma ancora per quanto?) è ormai risaputo: si riversano nei post rabbie, frustrazioni, antipatie, gelosie e ogni tipo di negatività che fino a 20 anni fa, chi aveva la voglia, o il coraggio, di scriverle, al massimo poi riponeva il diario nel cassetto chiuso a chiave del comodino e poi si coricava abbracciando l’orsacchiotto.

Poi, appunto, sono arrivati i vari Facebook, Twitter, Instagram, TikTok, Pinterest e compagnia bella, dando l’illusione a orde di cervelli in fermento che si aprissero le porte di una nuova epoca libertaria, che dopo averci imbellettato con l’illusione del “tutto gratis”, ora permette, sempre gratis, di esprimere la propria libertà di pensiero. Libertà di pensiero che il traduttore automatico di molti ha trasformato in: “ora puoi fare i tuoi bisogni in piazza e nessuno ti dirà nulla”.

Così il web si è riempito di odio. Si salvano gli esports? No, direi proprio di no, e non è la prima volta che su queste pagine mi trovo a “toccare” questo problema. Lasciamo perdere i post ironici o sarcastici “contro” questo o quel personaggio, semplici sfottò da stadio che non causano problemi a nessuno. Capita spesso purtroppo, ancora adesso, di leggere post con commenti volgari che sfociano talvolta nella bestemmia.

La necessità di sentirsi “vero uomo” probabilmente viene mal interpretata da qualcuno che provando a rendere grossa la propria raucedine adolescenziale si lascia andare in frasi che neanche la fantasia di un anziano ricco di demenza e povero di scienza saprebbe inventare. Eh sì, diciamocelo però, quanto ci si sente adulti dopo aver scritto un bel bestemmione su Twitter! Quando ci si sente importanti dopo aver scomodato i santi su Facebook! Per non parlare poi di quando si insulta qualcuno perché percepito “diverso”, per i motivi più disparati (identità sessuale, idee politiche, religiose, preferenze di gioco). Pure il piccolo mondo degli esports non si salva.

Già, eppure pare proprio che il web vada al contrario. Oltre a tanti post che stridono ci sono esperienze diverse. Ci si è accorti probabilmente che il web non è una “non realtà” dove tutto è possibile, ma è una parte della realtà, una sezione della vita reale dove dovrebbero vigere le stesse regole che regolano i rapporti interpersonali faccia a faccia. La scorsa settimana vi ho riportato il caso della prima startup italiana (una delle prime al mondo) che aiuta le vittime di aggressioni online. Prima ancora c’è stata Aesvi, che nello stilare i Principi costitutivi degli esports ha sottolineato più volte gli aspetti comportamentali e la necessità di creare un clima di serenità e accoglienza.

Più recente, ma sempre sulla linea di dare una regolamentazione a quella sorta di far west che è il web oggi, ecco che la Camera Nazionale della Moda ha fissato le sue “Linee guida e regole interpretative per gli Influencer”. Un esempio che forse è utile per fare capire il senso che ha comportarsi in modo decente anche online. Sapete a che servono le linee guida per gli Influencer? Servono a evitare che gli Influencer (soprattutto quelli giovani, alle prime armi) vengano sfruttati; servono a evitare che gli Influencer pretendano regalie dalle aziende facendosi forza del proprio seguito online; ma sopratutto servono a evitare che regalini e accordi poco chiari portino l’Influencer a influenzare in maniera sbagliata i tanti follower.

Come vi sentireste venendo a scoprire che la tizia che vi ha convinto a comprare quelle scarpette all’ultima moda che non vi togliereste neanche per andare a dormire, in realtà non le ha mai provate, ma ha fatto un post solo perché ha ricevuto una lauta ricompensa da parte di chi produce quelle scarpe? Già, è per questo che l’online ha bisogno di regole, e come sta manifestando ultimamente, ha una gran voglia di buone maniere e buona educazione. Perché l’onestà a la gentilezza, alla lunga, pagano.

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