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Vorrei raccontare una storia. Breve, lo giuro. La settimana scorsa gli Stati Uniti d’America sono stati devastati da una duplice sparatoria, la prima – il 3 agosto – in un Walmart (una delle catene di negozi più diffusa e conosciuta negli Usa) di El Paso, in Texas, e la seconda – il giorno dopo, il 4 agosto – davanti ad un bar di Dayton, in Ohio. Nel primo caso a sparare è stato un ragazzo di 21 anni: il bilancio delle vittime parla di 22 morti e 24 feriti. Nel secondo, invece, ad imbracciare il fucile è stato un 24enne: sotto i suoi colpi sono morte 10 persone (compreso l’attentatore) e altre 27 sono rimaste ferite. Entrambi i killer erano giovani, arrabbiati ed armati fino ai denti.

Il duplice attentato della scorsa settimana ha fatto il giro del mondo, conquistando le prime pagine di ogni quotidiano, anche in Italia, per il gran numero di vittime. Ma, c’è un ma. In pochi, infatti, si sono soffermati su un dato clamoroso: le stragi di El Paso e Dayton sono state solo le ultime di una lunga serie di sparatorie che ogni anno colpiscono tutti gli Stati Uniti, dalla East Coast alla West Coast. Nessuno stato, o quasi, è immune dalla scia di sangue. Basti pensare che dal primo gennaio ad oggi la lista delle cosiddette “mass shooting”, cioè le sparatorie di massa, ha toccato quota 260. Duecento, sessanta. Le vittime sono state 288. Duecento, ottantotto. In media negli Stati Uniti si registra 1,2 sparatorie al giorno. Lo stesso giorno della strage di Dayton, tanto per fare un esempio, ci sono state altre quattro sparatorie, nelle quali sono morte 2 persone ed altre 21 sono rimaste ferite. E sapete di chi sarebbe la colpa? Sì, dei videogiochi. Ce ne ha parlato Daniele Duso in questo articolo, scritto prima che fosse lo stesso presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ad additare i videogames come causa delle sparatorie, sorvolando, invece, sulla diffusione incontrollata delle armi da fuoco nel Paese a stelle e strisce. Bene, le parole del tycoon hanno ben presto ottenuto i loro risultati, con iniziative che, onestamente, lasciano un po’ il tempo che trovano.

La ESPN, per esempio, ha rinunciato a trasmettere in tv un torneo di Apex Legends – titolo FPS di casa EA – “per rispetto delle vittime delle sparatorie”, mentre la catena Walmart – teatro della sparatoria di El Paso – ha invitato i dipendenti a rimuovere immediatamente video e insegne che possano veicolare violenza.

In particolare si invitano a “censurare” eventi che promuovono “combattimenti” o “giochi third-person shooter”, ma anche a controllare che sulle tv del settore Elettronica non passino immagini violente. L’America si muove, dunque, contro le sparatorie, nel contrasto della violenza. Spegne le tv e le console.

Poi un altro ragazzino entra di nuovo in un centro commerciale armato di fucile d’assalto e 100 munizioni. Solo l’allarme lanciato da uno dei dipendenti evita l’ennesima strage. E’ successo la notte scorsa, in un Walmart, in Missouri, Stati Uniti d’America.

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