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I videogame. Non le campagne di odio fatte dai politici. Non i discorsi semplicistici fatti per accaparrarsi voti, non la libera vendita delle armi ad ogni angolo del paese. No, sono i videogame i colpevoli delle stragi che, nei giorni scorsi, hanno colpito gli Stati Uniti. E ciò non stupisce in un paese dove, qualche mese fa, qualcuno proponeva addirittura di tassare i videogiochi violenti.

Dopo le due sparatorie in Ohio e Texas, nelle quali lo scorso fine settimana hanno trovato la morte 30 persone, il leader di minoranza alla Camera, Kevin McCarthy, ha affermato che sono “i videogiochi che disumanizzano le persone”. Insomma, i videogiochi sono il problema. A questo punto aspettiamoci anche qualcuno che invochi un maggior numero di armi in circolazione, per difendersi dai videogiocatori violenti.

Parole che dimostrano in primis la poca conoscenza del settore, ma forse, in generale, la poca conoscenza del mondo attuale. In una parola: ignoranza. Malattia alla quale non sono esente nemmeno i giornalisti, tant’è vero che l’esternazione di McCarthy hanno scatenato nuovamente il dibattito negli USA, con servizi più o meno seri che si sono susseguiti dalla CNN a Vox (in Italia aspettiamoceli probabilmente a partire da domani).

Nonostante gli studi, questi sì seri e competenti, che hanno dimostrato l’assenza di legame tra videogame e violenza (i videogiochi possono causare altri problemi, ma non questo), c’è ancora chi parla a vanvera e c’è ancora qualche media che dà spazio a inutili discussioni. Dibattiti estivi, superficiali al limite dell’assurdo che, ne siamo certi, saranno tutt’altro che risolutivi.

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