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Un’avventura nata sui kart, passata poi ai simulatori per questioni di budget, e un nome “pesante”, nato un po’ per caso, a causa di un caster che ha storpiato il cognome del player, facendo nascere Tonzilla. Ma se il nome è nato per caso ciò che non è casuale è il successo, del 17enne David Tonizza, che lo scorso anno, al suo esordio nell’Esports Team della Ferrari Driver Academy, ha subito conquistato il titolo mondiale.

Il giovane simracer si è raccontato qualche giorno fa, in occasione di un incontro pubblico all’interno dell’Università Cattolica di Milano nel corso del quale si è parlato marginalmente anche di esports. Colloquiando con Umberto Zappelloni, giornalisti esperto di Formula 1, “Tonzilla” ha raccontato il suo inizio, sui go-kart, proseguito poi sui simulatori di guida “semplicemente per motivo di budget. Come altre persone ho trovato questa alternativa, anche perché il simulatore può aiutare molto, e può essere anche un trampolino di lancio”.
David Tonizza ha raccontato come è nato il suo nome di battaglia, “Tonzilla”, spiegando che all’origine c’è un fatto curioso, un telecronista straniero che ha pronunciato male il cognome Tonizza, storpiandolo un qualcosa di simile a Tonzilla. Da lì a trasformare Tonizza in Tonzilla, con l’aiuto degli amici e dei social, è stato un attimo.
“Mi sveglio presto per andare a scuola – ha raccontato quindi Tonizza spiegando al folto pubblico presente la giornata tipo di un sim racer nella Scuderia Ferrari -, torno da scuola e salgo sul simulatore, un allenamento che dura fino a sera. Di sera sono libero di organizzarmi con i compagni, per fare qualche attività al di fuori dell’allenamento, cosa che aiuta a fare gruppo”.
Perché la Formula 1 Esports è tutt’altro che una disciplina singola. “E’ sempre importante il lavoro di squadra – ha spiegato Tonizza -, soprattutto in gara, quando si può essere d’aiuto anche solo ostacolando qualche avversario a favore del compagno più veloce. In quest’ottica di squadra il ruolo del collega diventa fondamentale”.
E poi ecco il racconto di un weekend di gara: “Il primo giorno si setta il simulatore, dal volante al sedile a tutto il resto. Il secondo giorno è dedicato alle prove libere e al warm up. Il terzo giorno è dedicato interamente alle tre gare, che durano il 25% di una gara reale”. Importantissimo il lavoro del primo giorno, perché “si lavora molto sul setting della macchina. Le prestazioni delle vetture sono tutte le stesse, per questo il setting è fondamentale. Ma l’importante è anche andare veloci e partire davanti, partendo dalla pole position io ho sempre vinto”.
La simulazione della gara è quasi perfetta, ci sono anche danni alle auto, l’usura delle gomme, le forature, spiega David Tonizza nel corso della chiacchierata con Zappelloni. Ma il gioco Formula 1 è lo stesso che chiunque può acquistare in negozio e giocare a casa con la propria console? “Il gioco è quello originale – spiega Tonizza – ma non è proprio la stessa cosa. Sono state apportate solo delle piccole modifiche per renderlo un esport a tutti gli effetti”.
Ma a parte essere bravi nel gioco, Tonizza spiega che ci sono altre caratteristiche importanti. “E’ fondamentale conoscere l’inglese, io l’ho dovuto studiare bene, perché per comunicare dentro al team e nelle interviste si usa praticamente solo la lingua inglese”. E poi l’ultima domanda, alla quale Tonizza risponde senza esitazioni. A Zappelloni che gli chiede “pensi che questa attività di videogiocatore possa diventare una professione, in futuro?”, Tonizza risponde: “Penso sia già una professione“.
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