Nella foto Sasha "Scarlett" Hostyn, campionessa di StarCraft II.

Ancora tutta da colmare la distanza tra i sessi alla voce guadagni. Il pay gap è una delle spie della discriminazione di genere che permea il settore degli esports.

Il divario retributivo tra donne e uomini nel settore degli esports meriterebbe la coniazione di nuovi vocaboli, in grado di rendere in maniera più realistica la situazione attuale. Una recente ricerca di OddsMonkey ha messo in evidenza come più che di un divario si dovrebbe parlare di una voragine. Rispetto alle loro controparti maschili, le giocatrici d’élite guadagnano infatti il 98% in meno di vincite. Le top gamer raggiungono in media i 33.202,21 dollari, una cifra irrisoria se comparata ai guadagni delle star maschili del settore, che arrivano in media a 1.991.618,32.

In cima alla lista delle giocatrici d’élite troviamo Sasha “Scarlett” Hostyn, campionessa di StarCraft II e prima donna a vincere un torneo importante di Starcraft II. Fa parte del team canadese Shopify Rebellion. Secondo il sito web Esports Earnings, che Guinness World Record ha utilizzato per verificare il suo primato, i guadagni totali di “Scarlett” finora hanno superato i 400.000 dollari. Eppure, nella classifica generale (uomini e donne) dei giocatori con i compensi più alti, la troviamo appena al 325esimo posto, lontana anni luce dalla prima posizione di NOtail, con i suoi 6,97 milioni di dollari.

La seconda giocatrice con i guadagni più alti è Xiaomeng Li, che si è fatta un nome diventando la prima campionessa mondiale di Hearthstone nel 2019 e la prima donna a ricevere un trofeo alla BlizzCon. Viene dalla Cina e ha guadagnato oltre 240.000 dollari negli esports. Dopo la sua vittoria alla BlizzCon, ha dichiarato in un’intervista: «Voglio dire a tutte le ragazze là fuori che sognano gli esports, la competizione, la gloria, se vuoi farlo e credi in te stessa, dovresti semplicemente dimenticare il tuo sesso e provarci».

Sempre sul podio, ma in terza posizione, troviamo Kat Gunn. Prima di essere spodestata da “Scarlett” era lei a detenere il titolo di giocatrice “più ricca”. Kat ha vinto la seconda stagione di WGC Ultimate Gamer, un reality show che ha messo uno contro l’altro dodici giocatori in una varietà di giochi competitivi. Ha anche giocato da professionista a Dead or Alive e ha lavorato come cosplayer e creatrice di contenuti video con il Team Envy. Ad oggi ha guadagnato oltre 122.000 dollari negli esports.

Il sito online britannico OnBuy, che si occupa di mercato, nel suo ultimo report si è divertito a fare un calcolo. Ha sommato i guadagni di 400 giocatrici professioniste, ottenendo una cifra pari a 3.030.000 dollari, che risulta essere meno della metà del compenso di un solo giocatore professionista maschio. Il fatto che nemmeno i guadagni combinati arrivino a coprire quelli del miglior giocatore di sesso maschile, unito alla constatazione che nessuna donna compare nei primi 300 player con gli introiti più alti deve far suonare un campanello d’allarme.

Va notato che i primi dieci giocatori con i guadagni più alti nella classifica generale sono tutti campioni di Dota2, un titolo il cui torneo “The International” l’anno scorso ha distribuito un montepremi di 40 milioni di dollari. Si tratta del più imponente montepremi che il gaming competitivo abbia mai visto. Normale, quindi, che i maestri di Dota2 siano milionari come NOtail.

L’analisi di OddsMonkey ha messo ancora una volta in evidenza la sottorappresentanza delle donne nei livelli d’élite degli esports. La percentuale di videogiocatrici donne ha raggiunto negli ultimi anni il 46%, quindi sarebbe logico trovare un numero ben più elevato di player professioniste all’apice. Soprattutto considerando che i primi premi, negli esports, sono aperti a giocatori di tutti i sessi.

«Come spostare questo equilibrio è una domanda interessante. Prendersi più tempo per celebrare le star degli esports femminili come modelli di ruolo sarebbe un buon inizio per mostrare alla prossima generazione di giocatrici il successo che si può ottenere – è il parere del portavoce di OddsMonkey, Peter Watton -. C’è sicuramente spazio per tutti coloro – squadre e club esports femminili – che vogliono contribuire ad aumentare il numero delle partecipanti ai tornei e fornire uno spazio sicuro. Dobbiamo anche continuare a combattere lo stigma legato alle donne nei videogiochi su tutta la linea, poiché le cose non cambieranno davvero finché l’industria in generale non sarà più inclusiva».

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