I campionati del mondo di League of Legends (LOL) sono stati ospitati quest’anno dal Paese del dragone. Le finali si sono svolte il 31 ottobre al Pudong Stadium, con più di 3 milioni di persone registrate, a fronte dei circa 6 mila posti disponibili. La terza edizione del China International Import Expo (Ciie) ha al contempo segnato l’esordio degli esports nella manifestazione, con un mercato che si prevede allettante per il futuro, ed è stimato in circa 540 milioni di dollari entro il 2023.

“Se guardi all’Asia, la Cina è al contempo la regione e il paese più avanzato rispetto agli altri – ha spiegato Sebastian Lau, Direttore generale dell’Aesf, l’Asian Electronic eSports Federation, nel corso di una intervista ad una Tv locale -. Quindi speriamo di lavorare a stretto contatto con loro e con i loro publisher. Possiamo presentare le nostre competizioni anche in Cina. Lo abbiamo già fatto con eMasters ad esempio, lavorando con il Governo di Chengdu“.

“Rispetto agli esports tradizionali, come League of Legends, ad esempio, gli esports di Formula 1 sono relativamente piccoli, ma stanno sicuramente crescendo molto velocemente – ha commentato Michale XU, Juss Intellisports Strategy and Partnership Manager for Formula One eSports, China -. L’anno scorso abbiamo avuto circa 10 milioni di spettatori che hanno guardato il campionato cinese della serie esports di F1 su diverse piattaforme. Quest’anno avremo un totale di 50 milioni di spettatori, soprattutto in Tv, oltre che sulle piattaforme di streaming. La Formula 1 vuole scoprire una riserva cinese, stiamo usando gli esports come canale per trovare potenziali giovani che siano davvero coinvolti, e abbiamo già molti grandi talenti che stanno arrivando sulla piattaforma e avranno la possibilità di essere scelti da un team ufficiale di F1 eSports, come Mercedes-Benz“.

Aesf e mondo della F1 sono entrambe fortemente interessate al mercato cinese, sia per gli ovvi intersessi economici che vi gravitano attorno, che per questioni che vanno oltre il “vil denaro”. L’ Aesf ha firmato un memorandum d’intesa (Mou) con la East China Normal University di Shangai, con l’intenzione di istituire un gruppo capace di supportare la crescita del settore. Ancora Lau in merito: “Avremo il Mou. Partiremo dalla ricerca sugli eSports, cercheremo anche di impostare una serie di webinar per gli studenti. Non intendo qualcosa del tipo insegnare loro a giocare a un gioco specifico. Abbiamo un intero ecosistema, ad esempio l’allestimento di fasi di esports, marketing, presentazioni”.

Il fatto che la gli esports e quelli “tradizionali” siano prima o poi destinati a fondersi, a compromettersi, a influenzarsi e sorpassarsi a vicenda, anche e soprattutto in termini di seguito, non è fantasia, ma pura logica. Nel prossimo futuro, probabilmente, non ci sarà più una differenziazione tra esports e sport tradizionali. Ma prima di ciò, si prevede che gli esports genereranno ancora più entrate rispetto ai secondi, data la loro accessibilità e popolarità in crescita verticale. E la Cina, con il suo quasi miliardo e mezzo di abitanti, è pronta a prendere l’iniziativa e diventarne presto un leader.

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