La community italiana di Pokémon ha dato vita a una lega competitiva simile alla franchigia NBA: un successo arrivato oggi alla seconda edizione.

Il Pokémon Team Championship è il principale torneo competitivo organizzato in Italia dalla stessa community di uno dei giochi più iconici della cultura pop. Si tratta di una competizione nata dall’idea di Francesco Pardini, uno dei massimi esperti di Pokémon in Italia e punto di riferimento per l’intera comunità di appassionati. Un’idea atipica la sua che ha proposto un torneo ispirato alla lega NBA con le franchigie che rappresentano le diverse regioni e generazioni di Pokémon. 

Al circuito competitivo partecipano i migliori 64 giocatori italiani, divisi in 8 franchigie in un torneo gestito e realizzato interamente dalla community a dimostrazione della sua maturità e intraprendenza, oltre che passione. Lanciati nel 1999, i Pokémon da quel momento hanno spopolato in tutto il mondo raggiungendo quest’anno il loro 25esimo compleanno. È soprattutto in Italia che i piccoli mostriciattoli hanno trovato terreno fertile, da sempre terra di conquista per i giochi di carte e di strategia: è sufficiente ricordare che agli ultimi mondiali disputati il 45% dei partecipanti europei erano italiani

A sinistra, Francesco Pardini

Tra gli italiani “rapiti” dai Pokémon anche Francesco Pardini, uno dei giocatori più anziani e conosciuti nella community competitiva italiana ed internazionale. Vincitore di due Campionati Nazionali Italiani, nel 2011 e nel 2015, Francesco è oggi un content creator con un canale Youtube che vanta quasi 60mila iscritti. Ideatore, come anticipato, del Pokémon Team Championship e che abbiamo intervistato per farci raccontare meglio questa competizione e il suo significato.

L’universo competitivo Pokémon è sempre stato tra i più apprezzati e giocati in Italia con numerose personalità azzurre, persino un campione del mondo, che hanno portato lustro alla nazione. Come mai secondo te?

Tutto vero, l’Italia ha sempre espresso sin dalla sua inclusione nel circuito ufficiale nel 2011 grandi campioni, portandoci ad essere insieme a Stati Uniti e Giappone il paese più titolato e temuto. Non so rispondere con certezza, ma posso dare la mia opinione: sicuramente lo spazio dato prima su YouTube e poi su Twitch con attività autopromosse e sempre più proposte di content incentrato sul competitivo hanno permesso alla base del movimento di ampliarsi e migliorare il proprio livello medio, portando di riflesso a far diventare il torneo locale allenante ed alzando definitivamente l’asticella competitiva del movimento. Riassumendo: tanti streaming e contenuti video, tante persone cominciano a giocare e migliorano, nascono i campioni. 

Il competitivo di Pokemon si divide tuttavia in cartaceo e digitale: per te sono esports tutti e due?

Io penso che Pokémon con qualche accorgimento dal punto di vista del bilanciamento del gioco possa ambire a diventarlo. Sicuramente il percorso è promettente, ci sono sempre più giocatori di Pokémon competitivo TCG o VGC ogni anno e questo è un dato che fa ben sperare, il trend è positivo e ci sono sempre più tornei online e non.  Qualitativamente parlando a mio giudizio ci sono tutte le componenti per poter esser considerato un esports, anche la componente fortuna, a mio giudizio da ridurre, è comunque un fattore che vedo in altri titoli universalmente considerati esports, quindi sono più che ottimista.

Arriviamo al torneo. Pokemon è sempre stato un gioco molto “community” e questa competizione lo dimostra, essendo nata proprio dai giocatori per i giocatori: qual è l’obiettivo del torneo? Quale contributo pensare di dare alla community?

La PTC nasce con la voglia innanzitutto di creare un appuntamento settimanale atteso da tutti e che possa essere una vetrina per i tanti giocatori venuti fuori negli ultimi anni. Inoltre pensiamo che la proposizione di una manifestazione così articolata possa essere il miglior biglietto da visita possibile per qualcuno che si affaccia con curiosità ed interesse a questo mondo, andando proprio ad aumentare e consolidare quella base di giocatori di cui parlavamo prima. E poi, ultimo ma non meno importante, lo facciamo per divertire e divertirci, spesso dimentichiamo che sia un gioco e che debba servire a questo. 

La struttura dell’evento, le cui partite sono tutte trasmesse sul canale Twitch di Pardini, prende in prestito il concetto di franchigia, tanto caro alla lega NBA, per calarlo all’interno di una competizione unica. I migliori 64 player a livello nazionale sono stati divisi in 8 franchigie che a partire dal 21 settembre hanno iniziato a sfidarsi per sette settimane di regular season. I migliori 4 team, poi, accederanno alle semifinali a eliminazione diretta, che decreteranno i finalisti del torneo più appassionante e particolare del panorama esport dedicato ai pocket monster. Il Pokémon Team Championship, che giunge quest’anno alla sua seconda edizione, è animato proprio dal concetto di franchigia, ognuna delle quali è espressione di una generazione e di una regione dello stratificato universo Pokémon, riprendendo il campanilismo, il senso di appartenenza e l’atmosfera tipici del circus NBA. Ma da dove è nata l’idea di realizzare una lega a franchigie come nell’NBA?

Sono un giocatore di Pallacanestro ed amo follemente il mondo della palla a spicchi e sono convinto che il “circus” sportivo migliore del mondo sia proprio l’NBA, capace di offrire contenuti extra campo e dove ogni anno chiunque, anche l’ultima franchigia possa vincere il campionato l’edizione successiva. Quindi abbiamo deciso di applicare questo modello.

Qual è stata finora la risposta della community, sia lato giocatori che lato di pubblico e appassionati?

La risposta è stata ben oltre le più rosee aspettative. Sapevamo che il competitivo Pokémon avesse un pubblico, poiché ce lo dimostrano I numeri degli streaming quotidiani ma, giusto per dare un dato, in queste prime settimane invece che diminuire come fisiologico di qualche spettatore rispetto alla puntata precedente stiamo mantenendo e talvolta guadagnando audience e coinvolgimento del pubblico.

Quanto è difficile e complesso organizzare un evento di questo tipo nonostante il costante supporto ricevuto da numerose realtà del settore?

Onestamente? Tantissimo! Ogni volta a termine della prima riunione con lo staff degli organizzatori mi riprometto che sia l’ultima, però poi la passione prende il sopravvento. L’aspetto più complesso è quello di innovarsi rispetto all’edizione precedente e non tradire l’aspettativa, nonché coordinare e far convivere tutte le anime, dal team grafico, alla regia, al team social che si occupa dei contenuti social quotidiani. Siamo tutti mossi da una grande passione per questo gioco ed alla fine poi come detto il pubblico ripaga il lavoro svolto contraccambiando. 

Quanto è importante la tua esperienza competitiva vissuta in prima persona nell’organizzazione di un torneo?

L’esser giocatore mi ha aiutato a ribaltare il punto di vista e a cercare di capire quali aspetti un giocatore non voglia veder sacrificato in nome dell’organizzazione. Per questo motivo condividiamo sempre ogni scelta del circuito con i capitani, alla fine non avrebbe senso non lavorare tutti uniti come giocatori in primis verso l’obiettivo finale. 

Possiamo contare su una futura edizione per l’anno prossimo?

La tradizione appunto vorrebbe che io esclamassi il più classico dei ‘chi me lo ha fatto fare!’, ma mi conosco e penso che sicuramente vedremo quantomeno una PTC3, perchè gli appassionati ci stanno davvero dando una soddisfazione immensa. Ci tengo infine a ringraziare tutti coloro che stanno mostrando interesse verso questa competizione: la community italiana di Pokémon merita grande attenzione.

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