Colonne sonore dei videogame alla cerimonia d’apertura, atleti trasformati in Pokémon, ciondoli di “The Witcher”: tutti i riferimenti al mondo videoludico di queste Olimpiadi. 

Lo spirito degli esports aleggia sulle Olimpiadi di Tokyo. Molti degli atleti dei giochi coltivano infatti una passione per i videogame e la mettono in mostra con fierezza.

La russa Vitalina Batsarashkina, medaglia d’oro nella pistola ad aria compressa 10 metri femminile, è una fan sfegatata dell’universo di “The Witcher”. La sua dichiarazione d’amore per i videogame tratti dai libri fantasy di Andrzej Sapkowski la fece già alle Olimpiadi di Rio del 2016. In quell’occasione le telecamere inquadrarono un ciondolo di “The Witcher” che pendeva dai suoi pantaloni, quello classico del lupo. Sfoggiò lo stesso logo perfino sugli occhiali da tiro usati durante le gare.

Vitalina Batsarashkina con il ciondolo del lupo alle Olimpiadi di Rio 2016.
Vitalina Batsarashkina sfoggia il logo del lupo di “The Witcher” sugli occhiali da tiro.

A Tokyo, invece, Vitalina portava al collo il ciondolo del gatto, utilizzato nella saga dal personaggio di Ciri e riferito alla scuola specializzata sulle combattenti femminili.

Vitalina con il ciondolo del gatto, utilizzato nella saga di “The Witcher” dal personaggio di Ciri.

Un altro simpatico episodio legato al mondo dei videogame ha visto per protagonisti due atleti di badminton. La celebre emittente giapponese Fuji tivù stava trasmettendo il doppio maschile tra USA e Giappone. A sfidarsi erano Keigo Sonoda e Takeshi Kamura per la squadra nipponica e Philip Chew e Ryan Chew per quella nordamericana. Proprio la traduzione del nome dei giocatori americani in katakana, un sillabario derivato dai caratteri cinesi usato per riportare in lingua nipponica i fonemi di lingue straniere, ha dato vita a un divertente gioco di parole.

Il cognome Chew dei due fratelli americani scritto in katakana è uguale alla fine dei nomi Pikachu e Raichu. Nelle grafiche televisive dell’emittente Fuji tivù, il primo nome di ogni atleta è stato abbreviato riportando la lettera iniziale in caratteri latini seguita da un punto. I cognomi, invece, sono stati scritti in katakana. Philip Chew e Ryan Chew sono così diventati “P. チュウ”, il celebre animaletto giallo mascotte dei Pokémon e “R. チュウ”, la sua evoluzione. Immediatamente il web si è scatenato in una serie di esilaranti post a tema Pokémon, suscitando l’ilarità degli stessi commentatori della partita. Alla fine, il match si è concluso con una vittoria del Giappone contro Pikachu e Raichu.

Ma il legame di queste olimpiadi con il mondo dei videogame e degli esports era palpabile fin dagli esordi. Nella cerimonia d’apertura hanno risuonato le note delle colonne sonore di alcuni famosi videogiochi. La delegazione italiana, per esempio, ha fatto il suo ingresso nello stadio Olimpico di Tokyo accompagnata dall’Olympus Theme di Kingdom Hearts.

Tra i franchise più celebri da cui l’organizzazione ha pescato per comporre la selezione dei brani ci sono anche Final Fantasy, Dragon Quest, Tales of, Chrono Trigger, Sonic e PES. Se si aggiunge che il doodle di Google è diventato un videogame a tema olimpico e il torneo di esports Intel World Open ha anticipato l’inizio ufficiale dei giochi, non si può che giungere a una conclusione: queste sono state anche le olimpiadi degli esports.

Il doodle-videogame di Google.

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