Ucraina, NaVi
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La guerra impazza e l’Ucraina si ritrova ad affrontare un situazione problematica con la Russia. A farne le spese, in primis un gran numero di civili, e diversi settori tra cui l’esports.

Questa purtroppo non è una partita di Call of Duty. La guerra impazza e il nostro auspicio è che la diplomazia possa fare il suo corso. Avremmo voluto parlarvi come sempre delle emozioni positive che l’esports riesce a trasmetterci, ma dobbiamo necessariamente fare i conti con la realtà. Le tensioni tra Ucraina e Russia, che hanno portato nella notte di oggi le truppe di Putin ad invadere le regioni contese del Donbass e la linea di confine in Crimea, stanno avendo ripercussioni anche sull’esports.

Natus Vincere, ecco il comunicato

In mattinata, infatti, i Natus Vincere (organizzazione con sede a Kiev, ndr) hanno rilanciato l’iniziativa di Return Alive Foundation per sostenere popolo ed esercito ucraino in questo clima di tensione. “La Russia – si legge nel comunicato – ha attaccato l’Ucraina. Le ostilità stanno distruggendo il destino del nostro paese, oltre a diverse vite umane. E’ impossibile che durante un periodo così, tutto vada per il verso giusto. Il nostro obiettivo, adesso, è quello di mantenere la calma e prenderci cura di noi stessi, dei nostri cari e di chi ha bisogno di aiuto. Siamo tutti insieme nella stessa situazione e insieme cercheremo di superarla”. I NaVi sono una delle organizzazioni storiche del panorama europeo con una forte presenza nella scena dell’Est. La loro origine, d’altronde, è sempre stato un tratto distintivo delle attività nel gaming competitivo che non gli ha impedito di farsi un nome in tutto il mondo. Da Dota 2 a Counter-Strike, fino ad arrivare a Rainbow Six e Rocket League.

Ucraina, si ferma anche l’UESF

Le brutte notizie, però, non si fermano qui. Perché anche l’UESF, la Federazione Ucraina Discipline Elettroniche ha sospeso ogni tipo di attività legata a videogiochi ed esports. Dopo aver ricevuto a luglio 2021 lo status nazionale e l’autorità per organizzare competizioni ufficiali dal Ministero della Gioventù, l’UESF si ritrova costretta a tirare i remi in barca in attesa di tempi migliori.

 

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