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Se in Italia continua ad aumentare la “fan base” degli utenti di esports, al ritmo del 20 percento, come rivelato dall’ultimo rapporto Nielsen-Aesvi (registrando il trend di coloro che dedicano al videogioco competitivo almeno 5 ore alla settimana) la crescita a livello globale procede a ritmo altrettanto spedito. Al punto che le competizioni di videogame, che già contano più di 173 milioni di fan, potranno raggiungere addirittura i 264 milioni entro il 2021, come stimato dalla società di consulenza Fbc & Co, generando ricavi per oltre 900 milioni di dollari nel 2018, che cresceranno fino a 1,7 miliardi di dollari entro il 2021.

Ma in questo trend così importante, cosa si può dire della scommesse sugli eSports, all’estero e in Italia? A livello globale, secondo lo stesso studio, le puntata sugli sport elettronici sono state pari a 6,7 miliardi di dollari nel 2018. Nonostante siano limitate dalle restrizioni esistenti su molti stati. In particolare, i territori in cui si può scommettere legalmente sugli eSports sono: in Europa, Regno Unito, Spagna, Isola di Man, Danimarca, Italia, Francia, con Finlandia e Norvegia dove si può fare solo tramite il monopolio statale. Negli Stati Uniti, invece, è possibile solo in Nevada e New Jersey.

Di certo gli eSports potrebbero costituire anche una interessante alternativa per chi ama scommettere sugli sport vari, soprattutto nei periodi in cui finiscono i campionati principali di calcio, che è ancora oggi il più gettonato dagli scommettitori.

In Italia, in realtà, l’offerta è ancora piuttosto ristretta. Ma è destinata a cambiare. Come spiegato anche dal responsabile vendite per l’Europa di SportRadar, Ferdinando Ferrero, in occasione del convegno di GiocoNews.it dedicato al business negli eSports: “Nonostate le scommesse in Italia rappresentino ancora un fenomeno marginale – spiega il dirigente – ci sono però significativi risvegli da parte dei bookmaker italiani e l’offerta sicuramente nei prossimi anni acquisirà anche in Italia una dignità di palinsesto. Sta ora a noi stakeholder spiegare le potenzialità e fare in modo che il regolatore allarghi un po’ il perimetro, ancora troppo rigido nel nostro paese”. Evidenziando, tuttavia, che se nel 2010 era stato Pinnacle il primo ad aprire la scommesse sugli eSports, con neanche 50 bookmaker attivi su questo settore fino a due anni, oggi se ne contano più di 200. Segno evidente che fenomeno sta diventando sempre più di massa, a livello globale e destinato a conquistare il grande pubblico anche in Italia.

Di certo, quello che manca nel nostro paese, sono due componenti fondamentali di cui necessita ogni disciplina sulla quale vengono effettuate le scommesse: l’organizzazione di eventi di spicco, che gli scommettitori possano sentire particolarmente “vicini” (magari facendo il tifo per una squadra o un giocatore), e la visibilità mediatica di alto livello. Due fronti sui quali si sta già lavorando, nel nostro paese, con quale primo risultato ma rispetto ai quali si attendono a breve altre importanti novità. Di certo i riflettori si accenderanno con l’approdo dei videogame accanto o all’interno delle principali competizioni sportive tradizionali conosciute a livello globale: come le Olimpiadi, le quali come noto rappresentano un obiettivo concreto per gli eSports, oppure prima ancora gli Europei di calcio, dove si attendono sorprese. Insomma, il futuro degli sport elettronici è più che roseo: e su questo possiamo davvero scommettere.

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