Con i campionati in franchising ormai parte consolidata del panorama degli eSport nel 2020, trovare e assicurarsi accordi per i diritti di trasmissione è stata una questione fondamentale della conversazione sugli esports nell’ultimo anno. La pandemia da Covid-19 però, ha posto fine alla maggior parte degli eventi dal vivo, per questo gli organizzatori dei tornei si sono rivolti ai tornei online per garantire che le trasmissioni continuassero.

Nel 2020, YouTube ha ottenuto i diritti di trasmissione esclusivi per le leghe di Call of Duty e Overwatch di Activision Blizzard. L’accordo prevede, in cambio, che Google fornisca i servizi cloud per il catalogo di giochi online di Activision. Sport One, noto per i suoi contenuti di MMA ma in procinto di costruire un’infrastruttura eSportiva, ha firmato un accordo che avrebbe creato un suo canale di eSport su Facebook. Notevole anche l’accordo di ESL e DreamHack con Blake Broadcasting per trasmettere i loro tornei eSportivi negli Stati Uniti, Canada e Asia, ma non in Cina. Secondo Adam Stern di Sports Business Journal, Riot Games è in trattative per vendere i suoi diritti multimediali in lingua inglese per League of Legends, uno dei più grandi eSport al mondo e uno dei pochi nel 2020 in grado di mettere in quarantena le sue squadre e gestire la trasmissione del suo Campionato del Mondo dal vivo in Cina.

I diritti di trasmissione sono diventati una parte importante della generazione di entrate per i principali campionati di eSport. L’obiettivo è creare un ecosistema sostenibile e un modello di redistribuzione delle entrate che aiuti i team a ricevere un ritorno sui loro investimenti. Prima dell’inizio della Overwatch League di Activision Blizzard, Twitch avrebbe pagato 90 milioni di dollari per trasmettere in streaming le prime due stagioni del campionato. Newzoo riferisce che gli accordi sui diritti dei media cresceranno da $ 100 milioni a quasi $ 400 milioni nel 2021 ed è in effetti il ​​flusso più veloce di entrate negli eSport.

La domanda ora è, questi numeri si alzeranno in un mondo che ha ancora a che fare con il Covid o ci troveremo in uno scenario post-pandemia? È un’opportunità che le leghe sperano che gli sponsor prenderanno quando metteranno in vendita i loro diritti di trasmissione. Una cosa è certa sulla relazione tra campionati, diritti di trasmissione e sponsor: l’unico ingrediente che serve per far funzionare tutto sono gli spettatori. Gli spettatori sono la chiave per i contratti di sponsorizzazione che generano entrate pubblicitarie e se gli spettatori non sono presenti, non lo sono nemmeno i guadagni delle sponsorizzazioni.

Dando uno sguardo a un anno in cui il Covid ha azzoppato l’industria degli eventi dal vivo, il numero di spettatori per gli eventi online è sorprendentemente aumentato. Le finali della Overwatch League hanno visto una crescita del 38% anno su anno, con l’AMA digitale (pubblico minuto medio) che è cresciuto dell’87%. La finale del 2020 è stata la partita più seguita nella storia del campionato. La Call of Duty League ha battuto tutti i suoi record mettendo insieme 330mila spettatori per la sua finale di campionato. Electronic Arts ha fatto il pieno di spettatori quando ha visto un AMA di 254mila per la sua sfida EA Sports FIFA 21 con un tempo di visualizzazione di oltre 1,02 milioni di ore.

È un dato di fatto che il numero di spettatori di eSports è aumentato senza sosta dal 2014 passando da 204 milioni di spettatori a circa 454 milioni nel 2019. E mentre molti non erano sicuri degli effetti che il Covid-19 avrebbe avuto sul settore, i numeri continuano a crescere. Ciò che questi numeri ci dicono è che gli accordi sui diritti di trasmissione saranno ancora un potente strumento per le leghe e gli organizzatori di tornei per generare entrate grazie al loro pubblico. Visto che gli eSport sono dei veri e propri nativi digitali, la loro trasmissione, sia online sia sulle Tv tradizionali, diverrà un bene sempre più prezioso all’interno dell’ecosistema globale, europeo ed italiano. Dall’acquisizione del gruppo Amodei (Tuttosport – Corriere dello Sport) di PG eSports passando per la nascita di nuovi campionati ogni anno, l’Italia si sta appassionando sempre più ai videogiochi competitivi. Forse non li vedremo mai sulla Rai ma le pay Tv come Sky hanno già sperimentato il prodotto eSports con successo nel lockdown e nei prossimi anni potremo vedere trasmissioni dedicate agli eSport anche su Sky Sport.

Resta sempre il problema della violenza intrinseca degli sparatutto o dei picchiaduro ma soluzioni creative come l’eliminazione degli schizzi di sangue o dei cadaveri sulla mappa potrebbero avvicinare le piattaforme più coraggiose e gli investitori pubblicitari più agguerriti. La terra di nessuno di questa industria si trova tra Twitch e Youtube: un’eterna lotta tra un canale nato per i gamer che vuole diventare “tradizionalista” e una piattaforma di video sharing che vuole diventare un network per gamer. Vincerà chi riuscirà a mettere insieme quanto più pubblico possibile.

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