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Cappello rosso, baffetti e tuta da idraulico: è l’icona ormai trentennale dei videogiochi, per ogni età e per ogni genere. Super Mario è senza ombra di dubbio il personaggio principale dell’universo videoludico: semplice da ricordare, conosciuto da tutti, amato da chiunque e giocato da milioni di utenti nell’arco dei suoi 35 anni di vita. L’idraulico di origini italiane inventato in Giappone è il rappresentante del franchise di videogiochi probabilmente più venduto al mondo, capace di rinnovarsi, essere costantemente moderno in ogni epoca in cui si trovasse e su qualsiasi console disponibile in quel dato momento storico: è stato presente nei giochi sportivi, nei giochi di ruolo, in gare automobilistiche ed è persino diventato un foglio di carta nella serie Paper Mario. Una serie che il 16 luglio ha presentato il suo ultimo capitolo con Paper Mario: The Origami King, la creatura più recente per Nintendo Switch: i giocatori si trovano catapultati in un colorato e misterioso mondo fatto di carta in compagnia dei propri personaggi preferiti dall’universo di Super Mario con misteri da scoprire, rompicapi da risolvere e tanti nemici da affrontare, ma anche numerosi alleati con cui condividere l’avventura.

 

“Thank you Mario but our princess is in another castle”. Salvare la principessa è stato l’obiettivo storico di Mario, personaggio che negli anni ha incarnato la figura dell’eroe comune della porta accanto. Eppure non è sempre stato così, anzi: gli inizi di Mario non sono affatto “positivi”. A dire la verità Mario non era nemmeno il protagonista del videogioco alla sua prima apparizione, quasi una sorta di Krusty il Clown, come lo descrive Kevin Muldoon sul suo blog in cui racconta l’evoluzione dell’idraulico italiano. Il paragone con una delle figure dei Simpson è chiaro: la volontà è quella di rubare la scena al personaggio principale, anche da cattivo, impersonato all’epoca da Donkey Kong. È il 1981: Mario, scusando il gioco di parole, non si chiama ancora Mario ma semplicemente Jumpman, “l’uomo saltellante” in una orrenda traduzione letterale italiana. Ed è su di lui che Nintendo decide di fondare il proprio impero. 

Come recentemente scoperto grazie all’articolo di Martin Stezano su History, la Nintendo viene fondata nel 1889. No, nessun errore di battitura: 1889, fine del XIX secolo. A registrare il nome è Fusajiro Yamauchi che crea la Nintendo Koppai, azienda manifatturiera nel settore degli hanafuda: un tipo di carte giapponesi usate per le scommesse, come narra la stessa parola Nintendo che, tradotta, significa “sala del paradiso della fortuna”, un luogo dove la sorte è posta nelle mani delle divinità. A iniziare un percorso nuovo e diversificato è il pronipote di Yamauchi, Hiroshi, il quale nel 1956 cerca nuove opportunità di ricavi. Negli anni ‘70 vive il successo dell’Atari e intuisce la possibilità di entrare nel mercato dei videgiochi con la propria console a colori che vende 3 milioni di unità dal 1977 al 1980. Dopo alcuni insuccessi, arriva nel 1981 Donkey Kong, frutto dell’immaginazione di Shigeru Miyamoto, a cui viene chiesto di realizzare un prodotto che susciti interesse anche nel pubblico americano e non solo in quello locale. Shigeru ha un piccolo vantaggio, come rivela ancora Stezano: “Miyamoto non è un programmatore: piuttosto quindi che approcciarsi al nuovo progetto dalla prospettiva di cosa l’hardware permette o meno di fare, il 28enne si concentra sulla storia e sui personaggi.

Dopo alcune idee poi scartate, Miyamoto si concentra su un famoso cartone animato e fumetto americano: Popeye, il nostro Braccio di Ferro. Sostituendo Bluto e Olivia, Miyamoto inserisce un carpentiere chiamato Jumpman che deve salvare la sua fidanzata, Pauline, da un enorme gorilla chiamato Donkey Kong. Da questa bozza si origina il primo Donkey Kong e poi il successivo che narra la storia del figlio, Donkey Kong Junior, che deve salvare il padre dalle grinfie del già visto Jumpman: che in questo capitolo, però, inizia a prendere il nome di Mario. Nonostante in questo caso sia il cattivo, il titolo ha comunque un enorme successo e nel 1983 l’idraulico diventa finalmente la star insieme al fratello Luigi nel primo capitolo della serie Mario Bros. La vera differenza non la fa il gioco in sé ma il fatto di poter improvvisamente raggiungere milioni di persone: Mario abbandona i cabinati arcade per approdare sulla prima console familiare prodotta in Giappone: la Famicom. Nel settembre ‘86, dopo il successo registrato in Giappone, la console approda negli States con 17 giochi disponibili, tra cui il favorito di tutti: Super Mario Bros. 

Cambiano le console, corrono gli anni, ma Mario si solidifica sempre più come l’incrollabile icona dei videogiochi. Una scelta operata consapevolmente da Nintendo, sostiene Jeff Ryan, autore di “Super Mario: come Nintendo ha conquistato l’America”: “Nintendo ha reso Mario una star. Lo hanno intenzionalmente posto come protagonista assoluto di una serie di videogiochi innovativi e hanno continuato a farlo da un genere all’altro. È come se immaginassimo che il principale shot televisivo negli ultimi 30 anni sia una serie di spinoff di Happy Days, tutti che hanno Fonzie come protagonista.” Insomma, avremmo potuto avere un medical drama alla Grey’s, ops, Mario’s Anatomy, o un poliziesco o ancora un Mario’s Got Talent. 

Mario al giorno d’oggi conta apparizioni in più di 200 giochi e la sola serie di The Mario Bros ha venduto in 30 anni più di 240 milioni di unità. Mario, o per meglio dire Super Mario ormai, è diventato un’icona pop, nel senso di icona della cultura popolare, superando i confini dello schermo per approdare nell’immaginario di tutti. Protagonista anche di un film, Super Mario Bros per l’appunto, diretto da da Rocky Morton e Annabel Jankel con Bob Hoskins nei panni di Mario e John Leguizamo in quelli di Luigi. Ma Mario è riuscito ad andare oltre, diventando parte integrante della cultura nipponica: talmente radicata che ha convinto lo stesso presidente giapponese Shinzo Abe nel 2016, alla chiusura dei Giochi Olimpici di Rio, a vestirsi lui stesso da Mario nella presentazione delle Olimpiadi di Tokyo 2020 (rinviate al 2021 a causa dell’emergenza Covid-19). 

 

Oggi Mario ritorna carta per affrontare il Malvagio Re Olly nel Regno degli Origami, una delle sfide più avvincenti degli ultimi anni. Non mancheranno gli amici di sempre, come il fratello Luigi e i Toad, ma anche i nemici di un tempo oggi alleati: Bowser, ad esempio, non si è piegato (letteralmente, è proprio il caso di dirlo) al Re degli Origami ed è pronto ad aiutare lo storico rivale Mario. Tutto, ovviamente, con l’obiettivo di salvare la principessa Peach: sperando che, questa volta, sarà nel nostro stesso castello.

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