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League of Legends, LGBTQ, Khashoggi… ma anche Neom e MbS. Sono tutti elementi della storia di una delle partnership più brevi mai viste nel mondo degli esports. E’ durata infatti neanche mezza giornata la partnership annunciata da Lec, il campionato europeo di League of Legends, e la nuova società/città saudita Neom. La community di League of Legends, compatta, si è schierata contro un accordo commerciale con un’organizzazione appartenente ad un paese spesso agli onori delle cronache per episodi di mancato riconoscimento dei diritti umani, in particolare verso categorie deboli o minoranze (donne, LGBTQ, ma non solo).

La Neom, peraltro, avrebbe a capo il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, il 35enne rappresentante di una delle famiglie più ricche del mondo, e tra i principali indiziati per la morte del giornalista Jamal Khashoggi, barbaramente ucciso il giorno 2 ottobre 2018 all’interno dell’ambasciata saudita di Istanbul.

Ma cosa è Neom? Si tratta della città del futuro sognata dal principe arabo Mohammed bin Salman (conosciuto anche come MBS), che dovrebbe sorgere sul golfo di Aqaba (più o meno di fronte a Sharm el-Sheikh, sul “ramo destro” del Mar Rosso). Un complesso 33 volte più grande di New York, estremamente moderno (da qui il nome, NEO Mustaqbal, ossia Nuovo Futuro), che promette zero traffico, smart mobility, connettività, droni, rispetto dell’ambiente, sicurezza, ma soprattutto un’apertura da parte dell’Islam moderato al resto del mondo: più diritti alle donne, leggi a favore delle imprese (tanto che pure Amazon ha drizzato le antenne).

Insomma, fermandosi alla facciata la partnership sottoscritta per il League of Legends European Championship poteva sembrare una figata pazzesca. Questo devono aver pensato quelli di Riot Games stringendo l’accordo con una città che promette bene anche dal punto di vista degli esports. Peccato che di mezzo ci siano mille particolari oscuri che, giustamente, hanno fatto insorgere una community poco interessata ai big deal.

Così contro la partnership tra Lec e Neom si sono mossi tutti, alimentando un movimento che ha costretto Riot Games, tramite una (breve) dichiarazione del suo direttore degli esports, Alberto Guerrero, a dichiarare chiuso l’accordo con la città saudita, bollando l’operazione come un tentativo, riuscito male, di espandere la scena esport. La nutrita community cui League of Legends fa da collante ha dimostrato sensibilità e maturità, un po’ più di quella dimostrata da qualche manager di Riot Games. Ma soprattutto ha dimostrato unità e compattezza, ed è questo l’aspetto (l’elemento che probabilmente ha spaventato di più Riot Games) quello su cui ci si dovrebbe fermare a riflettere.

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