Abbiamo intervistato il giocatore di Valorant vincitore del Masters 3 di Berlino e tra i favoriti per la vittoria dei Champions.

L’organizzazione dei Gambit è una delle principali realtà esports in Russia che ha fondato la sua prima esplosione mediatica con League of Legends e il team di cinque russi (uno armeno, a essere precisi) che per anni è stato tra i più importanti della scena internazionale, unico a tenere testa alle squadre asiatiche nei primi anni del Moba di Riot Games. Qualcosa di simile sembra stia adesso succedendo su Valorant, altro titolo Riot ma di diverso genere: il tactical shooter lanciato nel 2020 sta vivendo il suo primo anno competitivo e i Gambit sembrano essere uno dei migliori team al mondo, se non addirittura il migliore in assoluto. Vincitori e dominatori del Masters 3 di Berlino, si preparano adesso a debuttare ai Champions, il primo mondiale di Valorant.

Tra i protagonisti della vittoria di Berlino Igor “Redgar” Vlasov, classe ‘97, usa principalmente Astra e Breach come map controller per il proprio team. Abbiamo avuto l’occasione di intervistarlo nelle scorse settimane per comprendere meglio il suo stato d’animo l’indomani della vittoria e come si sta preparando il team per i Champions.

Prima di tutto Igor, come ti sei sentito immediatamente dopo la vittoria?

Non lo nego, ho subito pensato “Wow, in qualche modo ce l’abbiamo fatta.” È stata la stessa sensazione vissuta dopo la vittoria della regione EMEA ma nonostante la felicità non ero soddisfatto: sentivo come se non avessimo ancora mostrato tutto il nostro potenziale e che avremmo potuto giocare ancora meglio. Spero che potremo mostrare a tutti la nostra vera forza ai Champions.

Come vi siete allenati per superare gli Envy nella finale del Masters di Berlino? Quali erano i vostri punti di forza e quali le loro debolezze?

Il nostro coach ha guardato ore e ore di Vods (replay delle partite) degli Envy, cercando di comprenderne ogni sfaccettatura a livello di playstyle, di macro e di movimenti singoli sulle varie mappe. Anche io, come tutti i miei compagni, ho dedicato il mio tempo a guardare vari loro vod, anche se in minor quantità rispetto al coach. Non appena abbiamo capito quali erano le loro debolezze ne abbiamo subito parlato tutti insieme ma ce ne siamo davvero resi conto solo durante l’overtime su bind proprio durante la finale. Ciò che noi abbiamo allenato di più, invece, è stata la nostra mentalità: abbiamo lavorato sulla consapevolezza di poterli battere e di avere fiducia in noi e nei compagni di squadra. Siamo un vero gruppo.

Quali erano le vostre aspettative prima del torneo? E come sono cambiate durante il Masters? Mi spiego: quando avete realizzato che avreste potuto davvero vincere?

Siamo arrivati al Masters con due obiettivi. Il primo, intermedio e di più lungo respiro, era la qualificazione ai Champions, ottenuta nel momento in cui ci siamo qualificati ai playoff. In quel momento abbiamo capito di esserci tolti un grande peso e di poter lavorare sull’obiettivo successivo, di più breve termine: vincere la competizione. Ma è stata la vittoria con gli 100 Thieves ad avermi fatto capire, lo ammetto, che avremmo davvero potuto vincere noi il torneo.

Il 13-0 in mappa due contro i G2 Esports su Icebox ancora riecheggia: nessuna pietà, oserei dire. Ma è stato il frutto della vostra eccellente prestazione, di una loro pessima giornata o di entrambi i fattori a portare a tale risultato?

Penso sia stato un mix dei due. La nostra strategia su Icebox ha funzionato bene, esattamente come previsto e ogni round ci sembrava diventasse sempre più semplice. Riuscivamo a prevedere tutti i loro movimenti e in particolare in quel frangente Nats (compagno di squadra, ndr) ha fatto delle giocate pazzesche. Credo che anche in questo la differenza l’ha fatta la mentalità: più noi andavamo sopra e più giocavamo meglio, consapevoli di ciò che avremmo potuto fare, mentre i G2 probabilmente uscivano sempre più demoralizzati dopo ogni round, vista per loro l’impossibilità, per merito nostro ovviamente, di riuscire a portarne a casa anche un solo, anche quelli che sulla carta sembravano già conquistati. Ma non avevano fatto i conti con Nats.

nAts, compagno di squadra di Redgar ai Gambit

I Gambit sono il primo team in EMEA che è una regione competitiva molto grande: include Europa, Russia, Turchia, Africa e Medio Oriente. Voi siete russi ma in realtà tantissimi europei tifano e hanno tifato per voi: pensi che sia perché grazie a voi i Fnatic, una delle org più amate, hanno così ottenuto lo slot ai Champions o perché avete realmente una fanbase europea?

Spero, ma in realtà ne sono abbastanza convinto, che abbiamo tanti tifosi in Europa e non solo ma in tutto il mondo. A essere onesti, però, confido che in futuro avremo una community che non tifa esclusivamente per la sua squadra preferita o la regione ma anche e soprattutto per i team migliori in generale, anche quando battono i tuoi favoriti, semplicemente perché giocano bene e portano spettacolo e qualità. Insomma, una community sportiva.

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Qualche settimana di pausa per riposarsi e allenarsi e adesso siete di nuovo a Berlino per i Champions. Chi temete di più? Chi può davvero lottare con voi per il titolo?

Non vedo l’ora di giocare, altro che pausa (ride). A parte gli scherzi, penso che non dobbiamo avere paura di nessun avversario. In particolare però vorrei giocare contro due squadre: una erano gli 100 Thieves ma non si sono qualificati; l’altra sono i Fnatic. Siamo in due gironi diversi ma vorrei davvero sfidarli ai playoff, magari in finale, per mostrare loro che siamo migliorati enormemente dall’ultima volta che ci hanno battuto.

Ultima domanda. Valorant ha appena un anno e mezzo come gioco eppure ha già un’enorme scena competitiva. Pensi che è un titolo che possa durare per molto tempo?

Sì, penso di sì e sarebbe davvero meritato. Riot Games non ha mai abbandonato i propri progetti, secondo me cercheranno in ogni modo di diffondere Valorant ancora di più e su livelli differenti nel prossimo anno, portando ancora più giocatori, spettatori e appassionati nella scena competitiva. Amo enormemente questo gioco: per me è la combinazione migliore di differenti aspetti del gaming, dalla comunicazione alle abilità individuali, dai riflessi al tempismo, dalle strategie allo studio degli avversari. Lo amo, davvero.

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