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Di promesse in tema di batterie a lunga durata per i dispositivi mobile ne abbiamo sentite molte, anche di recente. Tutte però, fino ad ora, si sono scontrate con i limiti della fisica, e nonostante l’avanzare della tecnologia da trent’anni tutti i nostri dispositivi continuano a montare batterie agli ioni di litio. Un articolo di Luca Tremolada, pubblicato ieri, 23 febbraio, sul Sole24Ore, offre un ottima sintesi della situazione attuale, valida per gli smartphone, le videocamere e per i moltissimi dispositivi wireless per il gaming.

OLTRE LE 24 ORE? UTOPIA – Quella degli ioni di litio è una tecnologia nata nel 1912 ma commercializzata solo nel 1991 (da Sony), ricorda Tremolada. Attualmente rimane questa la migliore tecnologia a disposizione per gli smartphone, ci saranno infatti batterie al litio anche sul nuovo Galaxy Fold, il primo smartphone pieghevole. Per quanto si possa essere ottimisti è molto probabile che pure questo andrà ad aggiungersi ai tanti superdispositivi oggi sul mercato: super per prestazioni (e per prezzo), ma talmente energivori che raramente arrivano a 24 ore di utilizzo con una carica.

UNA CARRELLATA DI PROMESSE – È proprio sull’aspetto consumi che stanno lavorando ora i produttori, dopo aver capito che le varie tecnologie sbandierate negli scorsi (batterie all’idrogeno, al litio-zolfo, al litio-molibdeno, in grafene e in alluminio…) con ricarica a ultrasuoni, pannelli solari, e suono ambientale (già, tramite la voce) sono destinate a rimanere solo fantascienza.

IN FUTURO? PROCESSORI MENO ENERGIVORI – Così ora, ricorda il dettagliato articolo del quotidiano economico milanese, università e aziende da un po’ hanno preferito cambiare il punto di vista: meglio puntare a dispositivi meno affamati. Ecco che uno dei ritrovati più interessanti degli ultimi tempi è un composto multiferroico magnelettronico (elaborato dalla Michigan University e dalla Cornel University) che potrebbe portare a processori meno energivori, con consumi anche di 100 inferiori agli attuali. Ma fermiamo gli entusiasmi, perché per ora funziona solo in laboratorio. Ancora troppo presto, dunque, per dimenticare il problema batteria.

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