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Il concetto di videogioco come sinonimo di alienazione dalla realtà, asocialità e solitudine non si sta ribaltando, ma modificando sì. E’ quanto emerge da una tavola rotonda organizzata nello Spazio Nintendo in via Tortona, un confronto sul triangolo genitori-figli-videogiochi.

SALONE DEL MOBILELo scenario è uno dei tanti spazi allestiti per il Fuorisalone. Nintendo ha tre case sparse per Milano, una di queste, lo spazio The Playful Living presso l’Opificio 31, ospita la conferenza dal titolo “Il videogioco condiviso in famiglia come fondamentale strumento di crescita”. Praticamente una chiacchierata in salotto, con tante camerette in legno per bambini, un laboratorio con le novità di Nintendo Labo al piano di sopra e uno schermo dove provare le ultime novità di Nintendo Switch.

GLI OSPITI – A parlare del rapporto famiglia-videogiochi ci sono Manuela Cantoiadocente di psicologia dell’età evolutiva ed esperta di nuovi linguaggi; Giada Lo Presti “Mammachevita”, mamma blogger appassionata di calcio e videogame molto conosciuta sui social; Stefano Perotti, Senior Brand Manager di Nintendo Italia, a illustrare le novità di Nintendo Labo e VR; Ivano Zoppi, Presidente di Pepita Onlus. Modera Chiara Bidoli, Direttore delle testate dell’Area Infanzia di RCS Media Group.

FAMIGLIA ED ESPORTS – A margine della conferenza abbiamo chiesto alla docente di Psicologia, Cantoia, come cambia il rapporto genitori-figli se essi intraprendono la strada del gioco competitivo: “Il comportamento deve essere identico a quello che si deve tenere per gli altri sport agonistici. Bisogna assecondare, indirizzare e controllare le passioni dei propri figli. Vale anche per gli eSports. Peraltro con le odierne gaming house spesso i ragazzi vengono seguiti da esperti, anche di psicologia, quindi lì intervengono altri fattori esterni all’educazione impartita dalla famiglia”. Tenendo presente che ci sono limiti fisici secondo la Cantoia: “E’ scientificamente provato che fa male superare le tre ore di gioco continuativo”.

CRESCITA CREATIVA – Le parole chiave sono regole, gioco condiviso, creatività. Su quest’ultimo tasto batte la Lo Presti: “Nintendo Labo è uno strumento che va al di là del videogioco perchè stimola la creatività e il gioco condiviso. La console va inserita all’interno di un cartone che va creato e modulato. Lo può fare il bimbo da solo o con noi genitori”.

CONTROLLO E CONDIVISIONE – Condividere con qualità il poco tempo libero che i tempi moderni lasciano a mamma e papà. Dice Zoppi: “Il bambino deve imparare a gestire anche noia e rabbia, ma è importante che non sia lasciato da solo davanti al videogioco. Primo perchè lo prenderebbe come una forma di disinteresse dei genitori verso una sua attività, poi perchè un controllo sul tempo di gioco e sulle frequentazioni online è fondamentale”.

POCHE MA RIGIDE REGOLE – Interviene infine Manuela Cantoia: “Non è gridando o staccando la spina della tv che si allontanano i figli da una console. Si devono stabilire le regole del gioco: durata, orari, modalità. Se non si rispettano il bambino deve essere posto di fronte alle proprie responsabilità. Ma è molto meglio un’ora di videogioco che un’ora di tv. Il piccolo schermo rende i piccoli totalmente passivi e senza nessuna possibilità di interazione con il mezzo”.

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