Tempi duri per le donne negli esports in India. Lo rivela Kaavya “Zahk” Karthikeyanj, caster professionista di Valorant, in un messaggio di denuncia sul suo profilo Twitter.

La caster fa un lungo elenco dei problemi che devono affrontare le donne impegnate nel settore. In particolare accusa gli organizzatori dei tornei di offrire compensi inadeguati, praticare un doppio standard contro le donne e preferire le amicizie al merito nella selezione di caster e streamer.

Inoltre, mette a confronto la sua esperienza in India con quella fatta con organizzatori di tornei stranieri come il OneUP indonesiano e l’FSL di Singapore e con organizzazioni come Galorants, che si concentrano su donne e persone non binarie in Valorant.

Nel suo anno e mezzo di lavoro nella scena sudasiatica di Valorant, “Zahk” ha riscontrato principalmente questi problemi:

  • gli organizzatori dei tornei pagano equamente i caster, ma non quelli agli inizi della carriera, che sono sfruttati e sottopagati;
  • i compensi arrivano sempre in ritardo;
  • i colleghi maschi vengono pagati molto di più delle donne per la stessa tipologia di lavoro;
  • gli organizzatori riservano un trattamento speciale ai loro amici, preferendoli a talenti più meritevoli;
  • le donne del settore devono sopportare atteggiamenti sessisti, tra cui una retribuzione inferiore e codici d’abbigliamento più severi rispetto agli uomini.

La comunità indiana di Valorant si è schierata con “Zahk” e molti hanno confermato le accuse mosse dalla caster, facendole anche i complimenti per aver trovato il coraggio di denunciare la situazione. Proprio perché le esperienze con gli organizzatori stranieri le hanno aperto gli occhi su come dovrebbe essere trattato il talento, “Zahk” ha deciso di lasciare il Paese e di ricominciare tutto da capo.

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